La valigia

Ho una bella valigia, è piena di ricordi. Li ho messi lì e me li porto dietro. Certe volte li riguardo, come si guarda la terra che si allontana dalla riva, mentre si prende il mare. Alcuni sono proprio belli! Mi stupisco nel vedere come gli avvenimenti si susseguano, di come le cose ritornino. Di come spesso quelle che più inseguiamo alla fine ci sfuggano e vengano sostituite da altre. Che poi magari scopriamo essere migliori. E’ sorprendente.

Nella vita si incontrano persone: con alcune si condivide un tratto di strada e con qualcuno si cammina mano nella mano. E strada facendo si scattano foto che si infilano nella valigia, per riguardarle poi, come si guarda una nuvola che si allontana nel cielo.

Alcune volte invece si posa la valigia e si aspetta. Come un ciliegio, sotto la neve, l’estate.

[Viareggio, 14 febbraio 2012]

Una settimana prima dei 30

Sono nato al Tabarracci, un ospedale che non esiste più. Sui mappamondi c’erano l’URSS e la Jugoslavia. Ho assistito al passaggio tra Prima e Seconda Repubblica, la fuga di Craxi, la discesa in campo di Berlusconi, la Lega, Mani Pulite, la Stagione delle Stragi e l’arresto di Riina. Ho seguito in diretta le guerre in Kosovo e in Cecenia, le due Guerre del Golfo, e il massacro in Ruanda. Ho visto la CEE trasformarsi in UE e la Lira diventare Euro. Ho ascoltato Giovanni Paolo II, Madre Teresa di Calcutta, la principessa Diana e Fabrizio De André. Mi sono stupito del susseguirsi di PC, portatili, agende elettroniche, palmari, cellulari, tablet, schermi piatti e fotocamere digitali. Ero presente all’arrivo di compagnie aeree low cost, dei navigatori, dei treni ad alta velocità e delle auto a metano. Ho usato i telefoni con la rotella, i mangiadischi e poi i mangianastri, i walkman, i lettori cd portatili, le tv a tubo catodico, irullini fotografici e internet a 56 KB . Ho guidato la Fiat Uno: prima la CS e poi la Fire, la vecchia Tipo e il Malaguti Phantom. Ho bevuto la cioccolata Sprint, ho mangiato le Girelle e i Polaretti. Ho indossato: pantaloni corti e cappello “alla pescatora”, pantaloni a coste larghe col cavallo basso e la felpa legata in vita; portafogli con la catena e camicia fuori dai pantaloni. Ho giocato con le biglie di vetro e con quelle da spiaggia, con i ciclisti dentro. Ho collezionato i Ciuccini, i Combattini, le Magic, i Pog. Ho avuto una stuoia da mare in paglia e un parasole da auto in cartone pieghevole, una stufa a carbone e una a kerosene. Ho fumato dentro i pub, ho imparato a mangiare kebab e sushi. Ho riso con Bud Spencer e Fantozzi, ho seguito Dawson’s Creek, Mazinga, i Cavalieri dello Zodiaco, Ken Il Guerriero e Ranma 1/2. Ho ascoltato gli 883, Lene Marlin, i Blink 182, i Red Hot Chili Peppers e i Placebo.

Ho visto cambiare tutto, ho attraversato un mondo che in parte non esiste più. Durante il viaggio ho perso delle persone care, ho incontrato tanta gente, ho conosciuto l’amore e il dolore, ho pianto forte e ho riso rumorosamente, ho cambiato tante volte idea. Adesso che un ciclo si chiude, ho la tristezza e la speranza di chi lascia il suo paese.
Come costruirò la strada che mi è dato ancora di percorrere?

[Viareggio, 2 aprile 2015]

Lettera al capitale

Li raderei al suolo
I tuoi palazzi vuoti
Dove sconto la colpa d’Adamo
Coi miei anni migliori

Condotto in catene di carta
Come bestia sacrificata
All’altare del progresso
Sul fuoco del consumo

Chiamano vita questa prigione
Dalle marce fondamenta
Ferie la nostra ora d’aria
Tra malinconiche mura

Li raderei al suolo
Se solo bastasse
A non essere più schiavi
A diventare uomini

 

La fenice

Io sono la fenice
Dalla cenere risorgo

Sono il guerriero
Che non teme la morte

Sei volte cado
Sette mi rialzo

Con le ossa rotte
Continuo a lottare

Il fato iniquo mi troverà
Con la spada in pugno
Arrossato dall’ultimo sangue

Finché avrò un respiro di volontà
Sfiderò i marosi della cieca sorte
In questa buia tempesta
Chiamata vita.

Natale al Golden India Minimarket

[DISCLAIMER: Attenzione! Questo non è il racconto di Natale che probabilmente ti aspetteresti! Questo è un racconto di genere noir!]

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Di quelle sere

Di quelle sere, col mare grosso
coi pensieri schiacciati
con i cuori legati
che ti ripeti “non posso”.

Di vita che diventa contraria
il ricordo muta in assillo
anche il passo trema e vacillo
per i tuoni che avvelenano l’aria.

Di gocce che rigano il viso
da altri lidi lontani, affilate
come lacrime da altri affidate
al vento salato, poi grido.

 

DI CHTULUSIM

Danza macabra

Le ombre si distendono
Sui giorni ingialliti 
Della foglia che muore.

Danza con me, oscura signora
Nera come la notte 
Invisibile come l’aria.

Sarò atomi di terra
Quando il cielo si chiuderà
Nel fulmine del tuo bacio.

Sei tu la regina 
Ma questa danza è mia 
Finché il tempo compirà il suo volo
.

144.200 Ossa

Settecento incredule bocche

baciano il fondo del mare. 

Nettuno colpevole le culli e carezzi

come figli voluti, da amare.

Centomila nomadi ossa

di esistere il tempo non cessa

e sabbia e cemento daranno rifugio

a chi parte ed arriva esiliato.

Settecento ultimi fiati

aspettano la tempesta si plachi.

e quando i colori saran tutti uguali

Rinasceranno

torneranno ad essere Umani.

 

[Dedicato ai circa 700 migranti vittime del naufragio nel Canale di Sicilia del 18/04/2015 e a tutte le vittime di questi viaggi della speranza]

DI CHTULUSIM

 

Ikigai – Una storia bohémienne

René si svegliò per il freddo, accorgendosi con grande disappunto di essersi addormentato con la finestra semiaperta.
Si alzò faticosamente dalla sedia, guardò con tristezza il braciere ormai spento e andò a chiuderla, tutto infreddolito.

Gli inverni parigini sono assai rigidi, ma René veniva dal nord ed era abituato a ben di peggio. Come molti altri sognatori bohémien aveva inseguito il suo sogno nella Ville Lumière. Sperava in una vita d’arte, di poesia e d’amore, ma era finito in un freddo sottotetto a combattere con i topi e con la fame.

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Canzone Noir

La notte ha smesso di urlare
Fugge una luna di fumo
Lentamente mi consumo
In questo buio non so nuotare

Rit.:
Colpiscimi
notte
Rubami la vita
Ormai è finita
Sono solo ossa rotte

Tra gli inferi dei bar [1] tu muori
Non sono in cielo le stelle
Cadono dagli occhi sulla pelle
Bruciano dentro come liquori

Rit.

Tagliami la gola: è tutto ciò che ho [2]
Sono rimasto solo tra le ombre
In queste strade come tombe
Domani non mi sveglierò

Rit.

E il sole ora arresta la notte
La terrà al fresco per un po’
Ma io il giorno non rivedrò
Addormentato dalle sue botte

Rit.

 

[1] Vinicio Capossela, Che coss’è l’amor, 1994
[2] Red Hot Chili Peppers, Otherside, 1999

 

TESTO SELEZIONATO PER LA PARTECIPAZIONE AL TOUR MUSIC FEST XI ED. – 2018