Sa Pedra Magica

Saverio, come tutte le mattine, aveva attraversato una Milano nebbiosa, non ancora intrappolata dal traffico convulso, ed era arrivato in ufficio di buon’ora, ben prima dei suoi dipendenti.

L’azienda che il padre gli aveva lasciato era la sua vita. In fondo non aveva nient’altro da quando lei se ne era andata. Il suo mondo si era ristretto sempre più, fino a stargli aderente addosso, mentre intorno a sé creava un immenso deserto. Nessun amico, nessun interesse: solo tanta solitudine. Continua a leggere “Sa Pedra Magica”

Wanderlust

Pedalavo più in fretta che potevo, per spingermi più lontano e scoprire ancora e ancora. Avevo 14 anni e il mio breve pomeriggio primaverile stava per terminare: non c’era tempo da perdere, presto sarei dovuto tornare indietro e rincasare prima dell’ora di cena.

Il pallido sole di aprile aveva invaso casa come un maremoto, travolgendo ogni cosa, portando via ogni residuo d’inverno. A questo punto dell’anno provavo una potente sensazione di risveglio, come dopo un lungo letargo. Sentivo una nuova energia, sarei voluto andare in capo al mondo, scoprire il profumo di paesi nuovi, il suono di lingue sconosciute. Desideravo così fortemente partire, abbandonare all’istante ogni cosa e ogni luogo che familiare: era un impeto implacabile, viscerale, un’ossessione più che un desiderio. Avevo sete di meraviglie, fame di novità. Sperimentavo una sensazione netta e al tempo stesso indescrivibile, il cui nome avrei scoperto solo molti anni dopo. Wanderlust.

Mi sono spesso interrogato sul perché di questa mia passione del viaggiare arrivando alla conclusione che il merito, ancora una volta, fosse della mia famiglia. Infatti ebbi questo grande dono dai miei genitori che quando ero piccolo riuscirono a trasmettermi un genuino senso di curiosità, gusto e un piacere dell’esplorazione, che mi accompagnano tuttora. Non era necessario fare grandi viaggi: bastava andare al paese vicino per una passeggiata, o sulla collina subito fuori città, e subito avevo l’impressione di aver conquistato un nuovo pezzo di mondo. Perché ciò che davvero fa un viaggio, non è il panorama ma lo sguardo del viaggiatore.

Ricordo quei magici momenti: mia madre che si godeva un raro momento di relax e mio padre mi spiegava e mi insegnava ogni cosa. Quella felicità fanciullesca è la stessa che provo oggi quando m’accarezza la luce d’un sole sconosciuto.
Mi rivedo un giorno lontano divenuto infine come mio nonno, con l’anima carica di vita e d’esperienza, a raccontare dei miei viaggi ai miei nipoti. Donandoglieli, facendo loro vivere, come in un romanzo, tempi e luoghi lontanissimi.

E davvero non riesco a capire chi non prova questo stimolo vitale, di prendere e partire e lasciare tutto. Come fanno a ritrovare se stessi se non lasciano ogni appiglio, se non si gettano nel mare aperto di notte?

Sia ben chiaro, non parlo di turismo commerciale, quello delle catene alberghiere, dei fast food e dei villaggi turistici. Quello non serve a perdersi, ma semplicemente a distrarsi: si caricano le valigie delle nostre certezze, ben attenti a ricordarsi di prendere tutte le nostre maschere, affinché l’anima non ci resti scoperta. Si porta semplicemente tutto il nostro mondo in un altro luogo. Un piacevole intrattenimento, che non insegna nulla.

Credo invece che sia necessario partire con la mente nuda e rivestirla di realtà diverse. Credo negli spostamenti lenti, nell’osservare la gente, nel fare domande senza mai giudicare, senza mai fare paragoni. Credo nel mangiare il cibo del posto, nel percorrere le loro strade, nell’ascoltare una lingua nuova come se fosse una musica mai udita. Credo nello spogliarsi di tutto davanti alla potenza di Madre Natura, nel Sehnsucht che esplode come il tuono e scuote i nostri cuori addormentati, che ci dà la misura di cosa siamo, di come siamo. Credo nella dolce Saudade delle esperienze lontane, che metto in valigia il giorno triste del ritorno, per stivarle come provviste d’inverno e godermele ancora e ancora.

Di questo nobile turismo, del viaggiare romantico di Goethe: di questo non potrei farne a meno. Perché quando il wanderlust mi assale, devo partire: non ho altra scelta.

Sehnsucht

La strada scorreva lentamente nel vasto deserto di roccia che la jeep attraversava senza fretta. Una fresca aria di mare, umida e carica di profumi, permeava l’abitacolo. L’immensità delle montagne opprimeva il paesaggio alla mia sinistra, dominandolo con la sua immensa massa scura solcata da infinite vene d’acqua bianca. Di contro, alla mia destra si apriva l’infinita distesa dell’oceano che con la sua terribile grandiosità, mi donava una sensazione di solitudine perfetta. Continua a leggere “Sehnsucht”

I tropici negli occhi

Ho tanto amore in fondo al cuore
Chiuso a chiave da chi mi ha fatto male
Ora voglio solo fuggire
Andarmene al mare

Rit.:
Cammino sola tra la gente
In questa strada rovente
Ma all’improvviso arrivi tu
Cerco i tropici nei tuoi occhi blu

E questo bar diventa giungla
Baciami prima che la luna ci raggiunga
La città mi sembra il mare
Mi sembra di volare

Rit.

Più mi parli più navigo lontano
In questo mare nel cuore di Milano
Sento il calore tornarmi nel cuore
Non voglio più partire, voglio rimanere

Rit.

Sento le onde quando mi abbracci
Il sole caldo nei tuoi messaggi
In questa vacanza senza viaggiare
Ho finalmente trovato il mare

 

 

 

Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 3: Blood Sugar Sex Magic

Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là… sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità… Perché a vent’anni è tutto ancora intero… perché a vent’anni è tutto chi lo sa… a vent’anni si è stupidi davvero… quante balle si ha in testa a quell’età” [1]

Così come l’estate dei miei 14 anni fu segnata dalla lettura del Diario segreto di Adrian Mole [2], personaggio disagiato in cui ritrovavo il mio stesso senso di smarrimento post infantile, quella dei 19 lo fu dal Jack Frusciante è uscito dal gruppo [3].

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