Il latitante

La strada davanti a me era come era l’oceano ed io ero Magellano. Un intero mondo nuovo mi attendeva, senza alcun porto nel quale tornare. Tutto sarebbe stato vergine, in quel mio navigare senza fine e senza vessillo.
Un senso di libertà mi pervase profondamente, dandomi una gioia tanto intensa da essere fisica. L’adrenalina lasciava ora spazio ad uno spasmo di endorfine, che mi attanagliava allo stomaco e mi dava i brividi, con una sensazione simile all’orgasmo.
Ero una nave pirata che non doveva sottostare ad alcuna legge né rendere conto a nessuno, e provavo una vertigine a questa idea. Avevo reciso ogni legame tra me e la società, ed ero finalmente un’entità sovrana e indipendente da chiunque. Risi fragorosamente.
Guardai la pistola sul sedile del passeggero al mio fianco, mentre passavo accanto ad una pattuglia della polizia, impegnata in controlli stradali. Il mio cuore si fermò per un istante.
Avrei potuto usarla, se fosse stato necessario, ma loro erano in due, e io uno soltanto. E quante altre pattuglie ci sarebbero state? Da oggi in poi fino al giorno della mia morte. Avrei sempre dovuto fuggire, guardarmi le spalle, temere ogni telecamera, ogni registrazione, ogni documento. Per loro la mia vita doveva finire oggi, consumata in una cella. Da oggi ogni porta era chiusa per me: nessun ospedale, nessun lavoro, nessun affitto. Mi sentii in trappola: la società non mi avrebbe mai lasciato in pace.
Sentii il terrore assalirmi d’improvviso e per un attimo la macchina sbandò leggermente. Quale via di fuga avevo? Guardai nuovamente la pistola. No, no! Meglio piuttosto la galera. Ma forse c’era un modo di evitarla. Forse, esisteva qualche angolo nel mondo dove non mi avrebbero mai notato e nessuno avrebbe chiesto. Qualche posto raggiungibile senza aereo e senza troppe domande, magari in Nord Africa.
Adesso la speranza tornava e con lei l’autodeterminazione. La strada davanti a me era un oceano in tempesta, oscuro e sconosciuto. E io avrei dovuto scoprirlo, navigando da solo, come un vascello fantasma avvolto nella nebbia. Fino a che non sarebbe finita.

E venne ad abitare in mezzo a noi

La città era un mostro che vegliava nel buio. Ansimante di treni, il suo respiro umido saliva dai tombini, mescolandosi nei vicoli a quello delle ventole dei fast food. Milioni di occhi illuminati scrutavano la notte dalla cima dei palazzi, mentre in basso il traffico esalava veleno e rumore.

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Acqua salata

Hernando si fissava le mani, seduto sulla scogliera. Un vento delicato l’accarezzava facendo ondeggiare i suoi capelli e i ciuffi d’erba intorno a lui. L’aria fresca stemperava un po’ il solleone che batteva sulla sua testa come un pugno. Un volo di gabbiani contro il paesaggio accecante del mare dorato. Maestoso. Malinconico.

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The Big Rip

Secondo una teoria cosmologica, l’espansione dell’universo proseguirà fino alla sua totale disgregazione. I corpi celesti e la stessa materia che li costituiscono continueranno ad allontanarsi fino alla rottura dei legami molecolari, poi degli stessi atomi e infine anche delle particelle subatomiche. Tutto si dissolverà nel nulla tornando alla situazione precedente al Big Bang. Questo ipotetico evento apocalittico viene chiamato Big Rip, il Grande Strappo.

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Il peso

Hanna camminava tra la folla del centro e si sentiva tremendamente sola. Le luci delle vetrine nell’aria frizzantina dell’autunno appena arrivato creavano un’atmosfera festante, a cui lei assisteva lontana. Come a qualcosa non vero. Non riusciva a provare niente: guardava senza vedere, sentiva senza ascoltare. Si sentiva come bloccata sotto una campana di vetro. Era sola. Tremendamente sola insieme al suo peso. Continua a leggere “Il peso”

Ascoltando il silenzio

Oggi, mentre tutti sono al mare, io corro nella rovente campagna lucchese. Non è una novità, ma oggi per la prima volta da quando ho iniziato, ho superato i 10 km senza mai fermarmi, senza mai rallentare. Non è molto per chi si allena seriamente, ma è il mio record e voglio godermelo. So quanto mi è costato arrivare a questo, l’ho dovuto conquistare metro dopo metro. Continua a leggere “Ascoltando il silenzio”