Il bisogno di partire

Seguo con lo sguardo il volo di un gabbiano. Nel suo ampio volteggiare nel sole mattutino, il suo piumaggio assume sfumature dorate, a seconda dell’inclinazione del suo corpo. Mi dà un gran senso di tranquillità, mi sembra di essere accarezzato da quello stesso vento che lo trasporta con delicatezza.

Sono chiuso nel mio ufficio, ma vorrei essere fuori, libero nel vento. Un istinto mi scuote con potenza: il bisogno di partire. Ho bisogno delle grandi distanze, ho necessità di riempire i miei occhi con spazi sconosciuti. Voglio sentirmi lontano, sotto un nuovo cielo, sopra una terra che non sa chi sono.

Non so che cosa mi spinga così fortemente a cercare qualcosa di nuovo per sua natura. Chissà se questo è ciò che provarono Marco Polo, Colombo, Magellano. Chissà se esso è in realtà un istinto universale, che alcuni hanno avuto il coraggio di perseguire con costanza.

Non sento vuoti da colmare, non ho disagi dai quali fuggire. È piuttosto una fame di conoscenza, una sete d’avventura. Si tratta d’un bisogno primario, il mio richiamo della foresta. L’essere umano, come l’acqua, si mantiene vivo in movimento. Non siamo nati con le radici, ma col sogno del volo in fondo ai nostri occhi.

[Lucca, 24/04/2020]

Vola via con me

Vola via con me
Vola sul mio oceano
Vola sulle mie montagne
Sui fiumi, sulle pianure

Voliamo insieme
Al di sopra della pace e della guerra
Voliamo in alto
Lontani da questo mondo di pietra

Danzeremo sulle nuvole
Vicino al sole
Saremo io e te
Cuore nel cuore
Anima nell’anima 

Passaggio

Dalla finestra socchiusa entrava l’aria salata della baia. La mattina era ancora fresca, mossa appena da una brezza gentile, ma già il sole si stiracchiava e avrebbe presto mostrato la sua forza. In lontananza un veliero contro l’orizzonte. Chissà da dove veniva, chissà dove andava.

Theo osservava il mare, come il giorno prima, come sempre. Osservava e sognava, dalla finestra della sua grande camera. La voglia di partire cresceva attorno al suo cuore come un’edera.
Il mare era grande, era infinito e magnifico e terribile. Era tutto ciò che un ragazzo poteva volere: scoperta, avventura, lotta. Era la risposta alle domande che non riusciva a formulare, era l’unico modo di perdersi per potersi ritrovare. L’iniziazione. Il rito di passaggio che tutte le società in tutti i tempi usano per sancire il termine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta.

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Discoteca

La musica permeava tutto, con una forza tale da far quasi male. Le potenti vibrazioni dei bassi attraversavano quel mare ondeggiante di corpi. Le luci strobo davano l’impressione che tutto accadesse al rallentatore, mentre tutto correva velocissimo. Luce e buio in rapidissima successione.

La discoteca era l’universo, non esisteva nient’altro. Il buio del locale era la notte che copriva i suoi abitanti, le luci appese al soffitto erano le stelle.
Un mondo a sé, primitivo, selvaggio. Un mondo che seguiva leggi basilari, senza alcuna sovrastruttura. Il gioco della seduzione, l’istinto dell’accoppiamento. Esemplari intenti a mettere in mostra i propri fenotipi. Ormoni.

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Vento estivo

Era finalmente arrivato il vento estivo, con tutta la sua fresca carica di vita, di speranza, di novità.

Se ne erano accorti per primi le sterne e i puffin, che volavano con rinnovata energia verso il mare. Con i loro urli acuti sembravano volerne dare a tutti l’annuncio.
La spiaggia non dormiva più sotto la neve e presto si sarebbe coperta di verde fin dove le piante avessero avuto forza di spingersi, fin dove il mare salato non si fosse imposto.
Era difficile da credere che quella spiaggia artica sarebbe diventata una distesa rigogliosa di fiori. Quella nera sabbia vulcanica, dalla quale navigatori e balenieri partirono per perdersi in fondo al mare gelido sarebbe diventata un’oasi gentile. Continua a leggere “Vento estivo”

Riviera

La cabrio rossa divorava la strada, curva dopo curva scendeva verso il mare. Le rocce gialle ai lati, riarse dal sole, erano le uniche testimoni di quella felicità. La voce potente del motore non riusciva a increspare la pace cristallina del mare azzurro e verde che riluceva sotto di loro. Mille schegge d’oro parevano guizzare sulla superficie infinita del mare, piovute da un sole che dominava incontrastato quella costa. La strada sembrava liquida all’orizzonte per il calore della tarda mattinata. Un profumo intenso, che prendeva al cuore. Mare, rosmarini, mirti, ginepri, lentischi, lavande, eriche. Mediterraneo. Continua a leggere “Riviera”

Il Porto delle Nebbie

Immobile sulla banchina, corde marce, acqua nera. Davanti a me, l’imbarco. Che fare? Orizzonte nebbioso, volo di albatros. Tutt’intorno fantasmi. Il nero si riflette sul nero, il vuoto scruta nel vuoto. Non sento niente, non provo niente, anestetizzato come un drogato. Luna nascosta, notte priva di calore. La barca forse mi offrirà un riparo.

La voglia di viaggiare e la paura di annegare si affrontano come due ubriachi alla locanda. Sarebbe viaggiare o solo fuggire?
Paura di annegare? Forse sono già annegato, forse sono anch’io un fantasma e chi mi incontra vede solo il ricordo di ciò che era. Orribile come questi esseri indefiniti che mi inseguono. Frammenti. Solo frammenti. L’eco di voci che non esistono più.
Mi domando quando arriverà l’alba, mi domando se arriverà mai in quest’angolo dimenticato di mondo, o se invece debba salpare io per trovarla. Non la ricordo più l’alba, c’è solo notte.
Devo lasciare il Porto delle Nebbie. Devo? Forse sto sognando, forse sono i fantasmi che confondono la mia anima.
Forse. Tutto appare sfumato nella nebbia.

[Borgo a Mozzano, 29/03/2017]