Il bisogno di partire

Seguo con lo sguardo il volo di un gabbiano. Nel suo ampio volteggiare nel sole mattutino, il suo piumaggio assume sfumature dorate, a seconda dell’inclinazione del suo corpo. Mi dà un gran senso di tranquillità, mi sembra di essere accarezzato da quello stesso vento che lo trasporta con delicatezza.

Sono chiuso nel mio ufficio, ma vorrei essere fuori, libero nel vento. Un istinto mi scuote con potenza: il bisogno di partire. Ho bisogno delle grandi distanze, ho necessità di riempire i miei occhi con spazi sconosciuti. Voglio sentirmi lontano, sotto un nuovo cielo, sopra una terra che non sa chi sono.

Non so che cosa mi spinga così fortemente a cercare qualcosa di nuovo per sua natura. Chissà se questo è ciò che provarono Marco Polo, Colombo, Magellano. Chissà se esso è in realtà un istinto universale, che alcuni hanno avuto il coraggio di perseguire con costanza.

Non sento vuoti da colmare, non ho disagi dai quali fuggire. È piuttosto una fame di conoscenza, una sete d’avventura. Si tratta d’un bisogno primario, il mio richiamo della foresta. L’essere umano, come l’acqua, si mantiene vivo in movimento. Non siamo nati con le radici, ma col sogno del volo in fondo ai nostri occhi.

[Lucca, 24/04/2020]

Sa Pedra Magica

Saverio, come tutte le mattine, aveva attraversato una Milano nebbiosa, non ancora intrappolata dal traffico convulso, ed era arrivato in ufficio di buon’ora, ben prima dei suoi dipendenti.

L’azienda che il padre gli aveva lasciato era la sua vita. In fondo non aveva nient’altro da quando lei se ne era andata. Il suo mondo si era ristretto sempre più, fino a stargli aderente addosso, mentre intorno a sé creava un immenso deserto. Nessun amico, nessun interesse: solo tanta solitudine.

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Passaggio

Dalla finestra socchiusa entrava l’aria salata della baia. La mattina era ancora fresca, mossa appena da una brezza gentile, ma già il sole si stiracchiava e avrebbe presto mostrato la sua forza. In lontananza un veliero contro l’orizzonte. Chissà da dove veniva, chissà dove andava.

Theo osservava il mare, come il giorno prima, come sempre. Osservava e sognava, dalla finestra della sua grande camera. La voglia di partire cresceva attorno al suo cuore come un’edera.
Il mare era grande, era infinito e magnifico e terribile. Era tutto ciò che un ragazzo poteva volere: scoperta, avventura, lotta. Era la risposta alle domande che non riusciva a formulare, era l’unico modo di perdersi per potersi ritrovare. L’iniziazione. Il rito di passaggio che tutte le società in tutti i tempi usano per sancire il termine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta.

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