Storia di un impiegato

Narrami, o dea del probabile,
Dell’eroico albero della plastica
che tutti nutre, che tutto crea.

Cantami del suo cuore di pistoni,
Delle radici che reggono il mondo.
Mostrami le catene d’oro
Che ornano infine i nostri polsi
E il collare che ci guida sulla retta via.

Ah! Quanti contanti, quante meraviglie!
Costruimmo imperi d’uffici su inutili fiori
E fabbriche e banche e negozi
Su merci senza mercato, senza valore.

Da fiumi e nuvole e rondini e amore,
Oh albero sacro tu ci hai liberato!
Spegni, ti prego, la fiamma dispettosa
Che talvolta ci distrae dal lavoro
Per indicarci un cielo vuoto e un mare folle.

Proteggici stretti nelle tue operose radici,
Non abbandonarci in balia della vita!

 

POESIA VINCITRICE DEL PRIMO PREMIO AL CONCORSO SCRITTURE DA STRADA – III ED. 2018. PUBBLICATA SU: AA.VV., STREET BOOK MAGAZINE N. 9-2018. ILLUSTRAZIONE DI FEDERICO BRIA. (LEGGI GRATUITAMENTE QUI LA VERSIONE ONLINE)

Il leone pigro e i suoi furbi fratelli

C’era una volta, nella savana africana, un piccolo gruppo di quatto leoni, fratelli fra loro. Il capobranco era Jelani un leone grosso e potente che incuteva paura a tutti. Gli altri tre erano al suo servizio.

Il peggior difetto di Jelani era la pigrizia; infatti passava le sue giornate sdraiato sull’erba a crogiolarsi al sole oppure a dormire all’ombra di un albero. I fratelli, spossati dalla lunga caccia dovevano sempre aspettare che Jelani avesse mangiato i pezzi migliori delle loro prede uccise da loro, prima di potersi dividere gli avanzi.

Passarono i mesi e gli anni e Jelani invecchiava diventando sempre più tirannico, pigro e debole, mentre i fratelli si mantenevano in forma con la caccia. Il loro odio nei suoi confronti cresceva sempre più. Un giorno, osservandolo poltrire si fecero coraggio ed escogitarono un piano per liberarsi finalmente di lui.

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