Il colpo di grazia

Il soldato Brown si avvicinò per dare il colpo di grazia al nemico rantolante a terra. La battaglia era stata lunga e ora gli toccava pure quel fastidioso compito.

Non gli era mai andato del tutto giù che in questa guerra non si applicassero i protocolli, non gli sembrava onorevole per un esercito potente e temuto come il suo. Ma d’altra parte quelli erano stati creati nei tempi antichi per le guerre tra umani, e poi estesi alle guerre con altri esseri superiori, ma non era questo il caso. I Naironiani, nonostante la somiglianza fisica con gli umani, erano tutt’altro che esseri superiori: erano animali feroci, assetati di sangue e privi di qualsiasi sentimento. Così avevano spiegato al comandante Brown durante l’addestramento, con tanto di raccapriccianti prove fotografiche.

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Moderni tempi ricorrenti

Ci insegnarono a non cambiare lo stato delle cose
perché le cose le ha decise lo stato
e a non criticare lo stato delle cose
perché le cose diverse non hanno funzionato

ma è dovere pensare che

quando interesse sostituisca importanza
quando nutrire sostituisca mattanza
quando verità sostituisca arroganza

sia lecito levarsi e fronteggiare
questa cancrena morale.

 

DI CHTULUSIM

Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 3: Blood Sugar Sex Magic

Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là… sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità… Perché a vent’anni è tutto ancora intero… perché a vent’anni è tutto chi lo sa… a vent’anni si è stupidi davvero… quante balle si ha in testa a quell’età” [1]

Così come l’estate dei miei 14 anni fu segnata dalla lettura del Diario segreto di Adrian Mole [2], personaggio disagiato in cui ritrovavo il mio stesso senso di smarrimento post infantile, quella dei 19 lo fu dal Jack Frusciante è uscito dal gruppo [3].

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La storia della storia

C’era una volta a Djar, un piccolo regno remoto e sperduto, un tiranno temibile e avidissimo.

Gli abitanti di quella terra erano completamente sottomessi a lui, che disponeva a suo piacimento della loro vita e dei loro averi. Le leggi erano spietate: per moltissimi reati, anche piccoli, era prevista la pena di morte e, per volere del re, un suddito poteva essere punito anche senza alcun motivo.
Tutti erano poverissimi, a causa delle tasse esagerate che pretendeva il sovrano, e chi non si poteva permettere di pagarle diventava suo schiavo.

Accanto a questa situazione disperata esisteva però un altro mondo: la corte. La corte, più grande e bella di quanto si possa immaginare, era la ricchissima casa della famiglia reale, della nobiltà e degli alti gradi dell’esercito. Non basterebbero cento pagine per descrivere gli ori, i marmi, le sete, le porcellane, le opere d’arte, i tappeti, il mobilio e tutte le altre inestimabili ricchezze, rubate al popolo, che si trovavano nel palazzo del potere.
Qui il re passava le sue giornate, circondato dalle concubine, dagli ospiti e dagli amici. Qui decideva le guerre, che i poveri avrebbero dovuto combattere per lui. Qui riceveva i soldi dei tributi e inventava nuove imposte. Qui era il suo mondo e non ne usciva mai, se non per andare, accompagnato dalle guardie, nel cortile grande come una cittadella.

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