La morte sospesa

Aprii gli occhi lentamente. Era uno sforzo al limite delle mie capacità. Il soffitto di giunchi non voleva restar fermo, roteando in quel brodo caldo e appiccicoso di voci, lamenti, agonie che si nascondevano nella penombra.

La dolcezza del sonno, che per un istante m’aveva sottratto a quell’inferno, era già passata. Il mio povero corpo riprendeva a lamentarsi. Chiusi gli occhi nuovamente mentre la testa vibrava e rimbombava come se qualcuno la prendesse a calci attraverso un casco. Potevo percepire il sudore che mi avvolgeva completamente.

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Generazione Expat

Francesco non poteva credere a ciò che era appena accaduto. Salì tristemente sull’intercity, rassegnato all’idea di aver sprecato un intero giorno della sua vita. L’aspettavano cinque ore di treno, più mezz’ora di bicicletta dalla stazione a casa, intorno a mezzanotte, salvo probabili ritardi. Da prima dell’alba a notte fonda, questo era stato il suo investimento infruttuoso: dodici ore di viaggio tra andata e ritorno, più quattro passate a correre su e giù per Roma, col pensiero costante di fare tardi.

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Ikigai – Una storia bohémienne

René si svegliò per il freddo, accorgendosi con grande disappunto di essersi addormentato con la finestra semiaperta.
Si alzò faticosamente dalla sedia, guardò con tristezza il braciere ormai spento e andò a chiuderla, tutto infreddolito.

Gli inverni parigini sono assai rigidi, ma René veniva dal nord ed era abituato a ben di peggio. Come molti altri sognatori bohémien aveva inseguito il suo sogno nella Ville Lumière. Sperava in una vita d’arte, di poesia e d’amore, ma era finito in un freddo sottotetto a combattere con i topi e con la fame.

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