Settembre viareggino

Le foglie gialle formano un tappeto che rende meno cupa la terra nera della pineta, odorosa di muschio e resina con un vago sentore di funghi.
L’aria piacevolmente fresca rende agevole il passeggiare lento.
E’ la sensazione cercata invano negli afosi pomeriggi dell’estate appena trascorsa, quando quelle stesse fronde non riuscivano a mantenere l’implicita promessa di una agognata frescura.
Ora seduto gusto questo momento di benessere, ma il timido sole che si fa largo tra la vegetazione riporta la mente alla perduta libertà estiva riempiendo il cuore di amara nostalgia.
Lo scorrere inevitabile del tempo fa sperimentare la precarietà della vita e apre a nuovi orizzonti di senso.

di Giovanni Levantini

La mia pineta

La pineta fatata
mi si stendeva davanti
con i suoi alberi antichi,
i suoi riflessi acquosi
pieni di rane e di falaschi,
con la sua ombra fresca e immensa.

Vi entravo con rispetto assoluto
per ritrovare la mia anima
in quel bosco senza tempo.

Lì perdevo ogni senso,
nel vortice infinito di verde.

Mi facevo bosco io stesso
e tutto era in pace. 

POESIA VINCITRICE DEL TERZO PREMIO AL CONCORSO SCRITTURE DA STRADA – III ED. 2018