E venne ad abitare in mezzo a noi

La città era un mostro che vegliava nel buio. Ansimante di treni, il suo respiro umido saliva dai tombini, mescolandosi nei vicoli a quello delle ventole dei fast food. Milioni di occhi illuminati scrutavano la notte dalla cima dei palazzi, mentre in basso il traffico esalava veleno e rumore.

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La mia pineta

La pineta fatata
mi si stendeva davanti
con i suoi alberi antichi,
i suoi riflessi acquosi
pieni di rane e di falaschi,
con la sua ombra fresca e immensa.

Vi entravo con rispetto assoluto
per ritrovare la mia anima
in quel bosco senza tempo.

Lì perdevo ogni senso,
nel vortice infinito di verde.

Mi facevo bosco io stesso
e tutto era in pace. 

 
POESIA VINCITRICE DEL TERZO PREMIO AL CONCORSO SCRITTURE DA STRADA – III ED. 2018