Progresso

Lontano, sopra rosse praterie di tetti, svetta il campanile della chiesa. Qui mia madre m’insegnava a pregare una mamma più grande, e la chiesa ci stringeva come in un abbraccio.

Lo sguardo scorre sulle mie radici. La mia terra è tutta ferita, piagata da un cemento che la opprime. Lo vidi avanzare, divorando la terra come un cancro.

La strada è silenziosa sotto il sole caldo. Sembra piena di vita. Adesso non ci sono bare di metallo a reclamarla, né fumo, né urla, né la terra che trema. Sembra fatta per le persone e non per il profitto.

Il cielo è azzurro come l’orizzonte del mare, brillante come la sabbia. Un aereo lo macchia; lascia la bava come una lumaca. Mi domando se sia partito per esplorare o solo per consumare.

C’è odore di fiori, ma il verde non c’è. C’è brezza di mare, dietro i palazzi vuoti.

Non riesco ad essere triste in questo luogo: ogni centimetro parla al mio cuore. Eppure non posso gioire, davanti alle ingiurie del tempo.

Davanti alle piaghe di questa terra, che qualcuno vuol chiamare progresso.

Sehnsucht

La strada scorreva lentamente nel vasto deserto di roccia che la jeep attraversava senza fretta. Una fresca aria di mare, umida e carica di profumi, permeava l’abitacolo. L’immensità delle montagne opprimeva il paesaggio alla mia sinistra, dominandolo con la sua immensa massa scura solcata da infinite vene d’acqua bianca. Di contro, alla mia destra si apriva l’infinita distesa dell’oceano che con la sua terribile grandiosità, mi donava una sensazione di solitudine perfetta. Continua a leggere “Sehnsucht”