Il mondo alla rovescia

La città in festa si veste di mille colori e dalle sue radici antiche fioriscono nuove gemme.

S’appende a capo chino il mondo vecchio, una volta ancora. E forse per una volta lo guardiamo nel verso giusto. Un popolo in maschera, che anarchico acclama un re che non è che un ubriacone di carta. Un corteo di draghi, mostri, deformi, pagliacci, tristi Pierrot e radiosi paradossi. La tradizione antica della libertà che si mostra. E quanta verità negli sguardi coperti di trucco, negli uomini coi tacchi a spillo, nei vecchi che danzano come fanciulli, nei bambini festanti.

Uno spazio e un tempo che esistono solo in quella stanza segreta dove si trovano le emozioni, e non c’è posto per la materia, ma solo per i sogni. Un mondo nudo senza vergogna, che ha gettato a mare ogni sovrastruttura.

Discoteca

La musica permeava tutto, con una forza tale da far quasi male. Le potenti vibrazioni dei bassi attraversavano quel mare ondeggiante di corpi. Le luci strobo davano l’impressione che tutto accadesse al rallentatore, mentre tutto correva velocissimo. Luce e buio in rapidissima successione.

La discoteca era l’universo, non esisteva nient’altro. Il buio del locale era la notte che copriva i suoi abitanti, le luci appese al soffitto erano le stelle.
Un mondo a sé, primitivo, selvaggio. Un mondo che seguiva leggi basilari, senza alcuna sovrastruttura. Il gioco della seduzione, l’istinto dell’accoppiamento. Esemplari intenti a mettere in mostra i propri fenotipi. Ormoni.

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