La morte sospesa

Aprii gli occhi lentamente. Era uno sforzo al limite delle mie capacità. Il soffitto di giunchi non voleva restar fermo, roteando in quel brodo caldo e appiccicoso di voci, lamenti, agonie che si nascondevano nella penombra.

La dolcezza del sonno, che per un istante m’aveva sottratto a quell’inferno, era già passata. Il mio povero corpo riprendeva a lamentarsi. Chiusi gli occhi nuovamente mentre la testa vibrava e rimbombava come se qualcuno la prendesse a calci attraverso un casco. Potevo percepire il sudore che mi avvolgeva completamente.

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