Il bosco

Si svegliò di soprassalto per il rumore di un tuono. Il cuore gli batteva forte, gli occhi frugavano il buio. Un rumore di pioggia battente risuonava nella notte. Piano piano la casa assunse le sue forme consuete, il ritmo cardiaco i suoi giusti tempi.

Sentì sbattere le persiane della finestra della sala, per il forte vento: le aveva dimenticate aperte. Uscì dalle coperte, attraversò la casa fredda e si diresse verso la finestra. Mentre si avvicinava, l’ansia si faceva strada: era proprio quella che dava sul bosco proibito.

Attraversò la sala, a arrivò davanti ai vetri chiusi, al di là dei quali le due ante della persiana ondeggiavano qua e là, in balia della tempesta. Davanti poteva scorgere l’immensa massa scusa del bosco. Un fulmine strappò il cielo illuminando ogni cosa per un momento. Gli apparvero le terribili sagome degli alberi antichi, ricurvi, fitti, minacciosi. Quali ombre si aggiravano tra loro?

Rimase immobile, agghiacciato all’idea di dover aprire la finestra, rimanendo in piena notte faccia a faccia con la foresta e i suoi misteriosi abitanti. Non erano che poche decine di metri a separare la casa dall’inizio di quel terreno spaventoso.

Mai, mai e poi mai sarebbe potuto entrare lì dopo il tramonto. Questo gli era stato insegnato da suo padre, che l’aveva imparato che suo nonno, a cui era stato detto da suo bisnonno e via dicendo, indietro negli anni e nei secoli. Nessuno sapeva cosa accadeva là dentro. Ombre, urla, tenebra.

Decise di tornare a letto. Gli parve di sentire un lamento di bestia provenire da lontano, spaventoso come una notte senza luna. Un brivido gli attraversò la schiena.

Il bosco era lì, accanto alla casa, minaccioso come sempre. Ne avvertiva la pesante vicinanza, come di un confine pericoloso e sconosciuto, oltre il quale albergava il buio. Nella sua vita, mai aveva osato venir meno a quanto gli era stato insegnato, mai aveva varcato quel limite.

Nessuno sapeva cosa si nascondesse là dentro, ed era proprio questo a terrorizzarlo. Perché niente è più spaventoso di ciò che non si conosce.

Controllo

Il volante dava un’idea di leggerezza e resistenza che ben rappresentava la macchina, pensava Adam, stringendolo saldamente mentre l’auto correva all’alba sull’autobahn deserta. Il motore rombava a gran voce, mostrando al mondo la sua potenza, come un leone che ruggisce nella savana.

Era tutta una questione di controllo: il pilota era l’auto e l’auto era il pilota. Nessuna interruzione tra i due corpi, uniti in quell’orgasmo di energia e velocità. Un’intesa perfetta.
Per Adam, ingegnere meccanico di un’azienda automobilistica, il controllo era tutto e tutto era sotto controllo. Ciò che a un occhio inesperto sembrava casuale, lui lo poteva facilmente ingabbiare in algoritmi. Poteva ad esempio prevedere il numero di pezzi difettosi usciti dalla catena di montaggio, così da individuarli ed eliminarli, poteva studiare le tolleranze necessarie ad annullare la variabilità di processo, poteva predire quando sarebbe stata necessaria una manutenzione. Benedetta statistica!

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