Il colpo di grazia

Il soldato Brown si avvicinò per dare il colpo di grazia al nemico rantolante a terra. La battaglia era stata lunga e ora gli toccava pure quel fastidioso compito.

Non gli era mai andato del tutto giù che in questa guerra non si applicassero i protocolli, non gli sembrava onorevole per un esercito potente e temuto come il suo. Ma d’altra parte quelli erano stati creati nei tempi antichi per le guerre tra umani, e poi estesi alle guerre con altri esseri superiori, ma non era questo il caso. I Naironiani, nonostante la somiglianza fisica con gli umani, erano tutt’altro che esseri superiori: erano animali feroci, assetati di sangue e privi di qualsiasi sentimento. Così avevano spiegato al comandante Brown durante l’addestramento, con tanto di raccapriccianti prove fotografiche.

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Lucca non cadrà!

[NOTA: Questo racconto è basato su eventi storici realmente accaduti, romanzati per riadattarli alle vicende personali dei protagonisti, che sono frutto di fantasia.]

Tutto era calmo e silenzioso, racchiuso nella cappa gelida e spettrale che avvolgeva Lucca come un mantello di nebbia nella fredda notte novembrina. La ronda percorreva il suo cammino, apparendo e scomparendo come un’ombra nella foschia.

Jacopo si scaldava davanti al grande camino della Caserma di San Martino. Era un bel giovane: capelli neri, sguardo profondo e fisico slanciato, l’orgoglio di sua madre Elisa e di tutta la famiglia Martinelli. Un figlio soldato delle mura, custode della Repubblica, sempre più stretta tra l’ingordigia di Firenze e l’aggressività di Parma, un vero uomo d’armi,  al servizio del Consiglio degli Anziani, come i cavalieri delle antiche leggende. Continua a leggere “Lucca non cadrà!”

Passaggio

Dalla finestra socchiusa entrava l’aria salata della baia. La mattina era ancora fresca, mossa appena da una brezza gentile, ma già il sole si stiracchiava e avrebbe presto mostrato la sua forza. In lontananza un veliero contro l’orizzonte. Chissà da dove veniva, chissà dove andava.

Theo osservava il mare, come il giorno prima, come sempre. Osservava e sognava, dalla finestra della sua grande camera. La voglia di partire cresceva attorno al suo cuore come un’edera.
Il mare era grande, era infinito e magnifico e terribile. Era tutto ciò che un ragazzo poteva volere: scoperta, avventura, lotta. Era la risposta alle domande che non riusciva a formulare, era l’unico modo di perdersi per potersi ritrovare. L’iniziazione. Il rito di passaggio che tutte le società in tutti i tempi usano per sancire il termine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta.

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La storia della storia

C’era una volta a Djar, un piccolo regno remoto e sperduto, un tiranno temibile e avidissimo.

Gli abitanti di quella terra erano completamente sottomessi a lui, che disponeva a suo piacimento della loro vita e dei loro averi. Le leggi erano spietate: per moltissimi reati, anche piccoli, era prevista la pena di morte e, per volere del re, un suddito poteva essere punito anche senza alcun motivo.
Tutti erano poverissimi, a causa delle tasse esagerate che pretendeva il sovrano, e chi non si poteva permettere di pagarle diventava suo schiavo.

Accanto a questa situazione disperata esisteva però un altro mondo: la corte. La corte, più grande e bella di quanto si possa immaginare, era la ricchissima casa della famiglia reale, della nobiltà e degli alti gradi dell’esercito. Non basterebbero cento pagine per descrivere gli ori, i marmi, le sete, le porcellane, le opere d’arte, i tappeti, il mobilio e tutte le altre inestimabili ricchezze, rubate al popolo, che si trovavano nel palazzo del potere.
Qui il re passava le sue giornate, circondato dalle concubine, dagli ospiti e dagli amici. Qui decideva le guerre, che i poveri avrebbero dovuto combattere per lui. Qui riceveva i soldi dei tributi e inventava nuove imposte. Qui era il suo mondo e non ne usciva mai, se non per andare, accompagnato dalle guardie, nel cortile grande come una cittadella.

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