Storia di un impiegato

Narrami, o dea del probabile,

Dell’eroico albero della plastica

che tutti nutre, che tutto crea.

Cantami del suo cuore di pistoni

Delle radici che reggono il mondo

Mostrami le catene d’oro

Che ornano infine i nostri polsi

E il collare che ci guida sulla retta via!

Ah! Quanti contanti, quante meraviglie!

Costruimmo imperi d’uffici su inutili fiori

E fabbriche e banche e negozi

Su merci senza mercato, senza valore.

Da fiumi e nuvole e rondini e amore,

Oh albero sacro tu ci hai liberato!

Spegni, ti prego, la fiamma dispettosa

Che talvolta ci distrae dal lavoro

Per indicarci un cielo vuoto e un mare folle.

Proteggici stretti nelle tue operose radici,

Non abbandonarci in balia della vita!

 

POESIA PARTECIPAZIONE CONCORSO SCRITTURE DA STRADA – III ED. 2018

Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 1: Ode alla mia famiglia

Quando ero piccolo mi innamoravo di tutto… correvo dietro ai cani…” [1]

L’immenso Fabrizio De André è stato sicuramente uno dei più grandi poeti italiani del ‘900, e infatti non molti avrebbero potuto descrivere così bene la mia spensierata infanzia di provincia. Con poche parole, senza neppure conoscermi e, per di più, anni prima che nascessi.

Davvero mi innamoravo di tutto, perché ero un bambino curioso e felice. Già cresceva in me quella passione che mi avrebbe portato a diventare uno scienziato, e uno scrittore. Due cose solo apparentemente lontane, ma in realtà più simili di quanto non si pensi. Infatti mentre nei miei lunghi studi di chimica ho imparato a capire la materia, scrivendo imparo adesso a capire la mia anima. È la stessa curiosità che mi spinge.

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Poesia d’amore

Questo tu sei per me!

Il sorriso del marinaio

nella pace di casa,

L’acqua fresca e pura

nel sole infuocato,

La perla luminosa

nel buio del mare,

Il primo fiore

felicità del giardino,

Il cuore che brilla

negli occhi dei bimbi.

 

Poesia partecipante al Premio Letterario Internazionale “Verba Volant, Scripta Manent” Ed. I – 2018

Riviera

La cabrio rossa divorava la strada, curva dopo curva scendeva verso il mare. Le rocce gialle ai lati, riarse dal sole, erano le uniche testimoni di quella felicità. La voce potente del motore non riusciva a increspare la pace cristallina del mare azzurro e verde che riluceva sotto di loro. Mille schegge d’oro parevano guizzare sulla superficie infinita del mare, piovute da un sole che dominava incontrastato quella costa. La strada sembrava liquida all’orizzonte per il calore della tarda mattinata. Un profumo intenso, che prendeva al cuore. Mare, rosmarini, mirti, ginepri, lentischi, lavande, eriche. Mediterraneo. Continua a leggere “Riviera”