Strage 29 giugno Viareggio

29/06/2009

Fu un lampo nella notte, un istante che cambiò il destino. L’aria si fece rossa, e le nuvole bruciarono a lungo. Tanfo di fuliggine, pianto di sirene. Il drago consumava il suo orrido pasto. Come riuscì a ingoiare così tante vite in così poco tempo?

La notte era nera come una tomba, senza stelle a consolare Viareggio. Un fumo denso e spesso nascondeva il cielo.

-Cosa è stato?-
-Hai sentito?-
-Guarda là!-
-Ma che succede?!-

Elicotteri, uomini catarifrangenti.
-Tornate a casa subito, e non uscite! –
-Da qui non si può passare: c’è stato un grave incidente.-
Tu chiamalo incidente! Le notizie si inseguono, rotolano come pietre dalla montagna. Acquistano forza, crescono di pari passo al numero dei morti. Qualcuno non si trova più. Vapore, cenere, come chi passa per il crematorio.

C’era un cancello di ferro, lungo i binari. Un grande, robusto cancello, per molti metri nel muro della ferrovia. In parte si è fuso.

-La linea è interrotta, un treno è deragliato.-

Le case bruciano e, con esse, i loro abitanti.
Le preghiere si alternano al pianto. In molte lingue, uomini piccoli come bambini chiamano Dio, implorano Allah.
Ci dev’essere fila stasera alle porte del Paradiso. Penso che i bimbi entreranno per primi. Forse dormono ancora, se la morte è stata delicata nel prenderli in braccio.

-Il ponte è distrutto. –
-Ricordi quando andavamo lì a bere birra e guardare i treni che passano?-
-Non esiste più, è bruciato-
-Ma era di cemento armato!-

Nessuno dormì. La tv ci raccontava da Roma, da Milano, da Londra, cosa stava accadendo a 500 metri da noi.

Il giorno dopo i muri erano neri, le strade deserte. Bombardate.
Ricordo che c’erano platani, pini e case modeste, arroccate sui binari, che quasi potevi toccare i treni. C’era la vita, che scorreva come sabbia tra le dita.
In un attimo tutto scomparve.

Fu un lampo nella notte, un istante che cambiò il destino.

[Lucca, 28/06/2019. In memoria delle vittime della Strage di Viareggio.]

Racconto erotico Il suono delle margherite

Il suono delle margherite

[DISCALAIMER: Attenzione! Racconto di genere erotico!]

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144.200 Ossa

Settecento incredule bocche

baciano il fondo del mare. 

Nettuno colpevole le culli e carezzi

come figli voluti, da amare.

Centomila nomadi ossa

di esistere il tempo non cessa

e sabbia e cemento daranno rifugio

a chi parte ed arriva esiliato.

Settecento ultimi fiati

aspettano la tempesta si plachi.

e quando i colori saran tutti uguali

Rinasceranno

torneranno ad essere Umani.

 

[Dedicato ai circa 700 migranti vittime del naufragio nel Canale di Sicilia del 18/04/2015 e a tutte le vittime di questi viaggi della speranza]

DI CHTULUSIM

 

Il peso

Hanna camminava tra la folla del centro e si sentiva tremendamente sola. Le luci delle vetrine nell’aria frizzantina dell’autunno appena arrivato creavano un’atmosfera festante, a cui lei assisteva lontana. Come a qualcosa non vero. Non riusciva a provare niente: guardava senza vedere, sentiva senza ascoltare. Si sentiva come bloccata sotto una campana di vetro. Era sola. Tremendamente sola insieme al suo peso. Continua a leggere “Il peso”

Canzone Noir

La notte ha smesso di urlare
Fugge una luna di fumo
Lentamente mi consumo
In questo buio non so nuotare

Rit.:
Colpiscimi
notte
Rubami la vita
Ormai è finita
Sono solo ossa rotte

Tra gli inferi dei bar [1] tu muori
Non sono in cielo le stelle
Cadono dagli occhi sulla pelle
Bruciano dentro come liquori

Rit.

Tagliami la gola: è tutto ciò che ho [2]
Sono rimasto solo tra le ombre
In queste strade come tombe
Domani non mi sveglierò

Rit.

E il sole ora arresta la notte
La terrà al fresco per un po’
Ma io il giorno non rivedrò
Addormentato dalle sue botte

Rit.

[1] Vinicio Capossela, Che coss’è l’amor, 1994, dall’album Camera a sud
[2] Red Hot Chili Peppers, Otherside, 1999, dall’album Californication

TESTO SELEZIONATO PER LA PARTECIPAZIONE AL TOUR MUSIC FEST XI ED. – 2018
Racconto psicologico Ghosting

Ghosting

L’auto percorreva tristemente le strade vuote di una città che sembrava estranea. Marta guidava distrattamente, la mente intrappolata in una scatola di dolore dalla quale non sapeva come e quando sarebbe uscita.

Una lacrima lentamente rigava la sua faccia. La stessa che pochi giorni prima lui accarezzava con le sue mani grandi e forti.

Non poteva credere che tutto fosse finito così, all’improvviso. Nessuna spiegazione. Nessun addio. L’aveva lasciata sospesa. Gettata, semplicemente, come un vestito logoro, come un oggetto inutile. Continua a leggere “Ghosting”