E venne ad abitare in mezzo a noi

La città era un mostro che vegliava nel buio. Ansimante di treni, il suo respiro umido saliva dai tombini, mescolandosi nei vicoli a quello delle ventole dei fast food. Milioni di occhi illuminati scrutavano la notte dalla cima dei palazzi, mentre in basso il traffico esalava veleno e rumore.

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Marino

Lo sbruffo del mare
che dà forma a volti e scogliere
battuti dal vento
sempre ti fu compagno.

Una faro, quella luce
di poppa, verso il silenzio
gelido delle notti di mare.

Le tempeste tremende di morte
tra le lotte della vita
non furono che zuffe di bimbi.

Anco se la testa ‘un è più al vento,
le mane ‘un en più al timone,
la tu anima bamboretta
naviga ora nell’oceano
della pace di Dio.

[A mio nonno, Marino Levantini, medaglia d’oro di lunga navigazione]

Inshallah

Era una calda giornata di primavera, di quelle che fanno ribollire le strade a mezzogiorno e riempono il vento di profumo di fiori. La campanella suonò e le maestre ci fecero mettere in fila, ordinatamente, a due a due: prima le femmine e poi i maschi.

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