Progresso

Lontano, sopra rosse praterie di tetti, svetta il campanile della chiesa. Qui mia madre m’insegnava a pregare una mamma più grande, e la chiesa ci stringeva come in un abbraccio.

Lo sguardo scorre sulle mie radici. La mia terra è tutta ferita, piagata da un cemento che la opprime. Lo vidi avanzare, divorando la terra come un cancro.

La strada è silenziosa sotto il sole caldo. Sembra piena di vita. Adesso non ci sono bare di metallo a reclamarla, né fumo, né urla, né la terra che trema. Sembra fatta per le persone e non per il profitto.

Il cielo è azzurro come l’orizzonte del mare, brillante come la sabbia. Un aereo lo macchia; lascia la bava come una lumaca. Mi domando se sia partito per esplorare o solo per consumare.

C’è odore di fiori, ma il verde non c’è. C’è brezza di mare, dietro i palazzi vuoti.

Non riesco ad essere triste in questo luogo: ogni centimetro parla al mio cuore. Eppure non posso gioire, davanti alle ingiurie del tempo.

Davanti alle piaghe di questa terra, che qualcuno vuol chiamare progresso.

Lettera al capitale

Li raderei al suolo
I tuoi palazzi vuoti
Dove sconto la colpa d’Adamo
Coi miei anni migliori

Condotto in catene di carta
Come bestia sacrificata
All’altare del progresso
Sul fuoco del consumo

Chiamano vita questa prigione
Dalle marce fondamenta
Ferie la nostra ora d’aria
Tra malinconiche mura

Li raderei al suolo
Se solo bastasse
A non essere più schiavi
A diventare uomini

 

Storia di un impiegato

Narrami, o dea del probabile,
Dell’eroico albero della plastica
che tutti nutre, che tutto crea.

Cantami del suo cuore di pistoni,
Delle radici che reggono il mondo.
Mostrami le catene d’oro
Che ornano infine i nostri polsi
E il collare che ci guida sulla retta via.

Ah! Quanti contanti, quante meraviglie!
Costruimmo imperi d’uffici su inutili fiori
E fabbriche e banche e negozi
Su merci senza mercato, senza valore.

Da fiumi e nuvole e rondini e amore,
Oh albero sacro tu ci hai liberato!
Spegni, ti prego, la fiamma dispettosa
Che talvolta ci distrae dal lavoro
Per indicarci un cielo vuoto e un mare folle.

Proteggici stretti nelle tue operose radici,
Non abbandonarci in balia della vita!

POESIA VINCITRICE DEL PRIMO PREMIO AL CONCORSO SCRITTURE DA STRADA – III ED. 2018

Da questa poesia è nata una collaborazione con l’illustratore Federico Bria, pubblicata su AA.VV., Street Book Magazine n. 9-2018. Illustrazione di Federico Bria. (Leggi gratis qui la versione online, scarica gratis qui il pdf).

Illustrazione di Federico Bria