NEWS! Seconda collaborazione fotografica

02/08/2019 Pisa
Alle fasi conclusive anche la collaborazione fotografica con Selene Porcaro.
Il risultato di questo progetto artistico multidisciplinare è una concept collection sul mare, tema centrale nel lavoro di entrambi.

Entro fine anno dovrebbe vedere la luce una nuova pubblicazione e una mostra.

NEWS! Pubblicazione a 4 mani

26/06/2019 LUCCA

Alle fasi conclusive il progetto in collaborazione con la fotografa e restauratrice Francesca Fornaciari, iniziato oltre un anno fa.
Il lavoro di ricerca artistica multidisciplinare ha portato alla produzione di una selezione di immagini e testi che presto verranno presentati al pubblico.
Il tema centrale è ancora una volta quello del viaggio interiore e della scoperta delle proprie emozioni, sviluppando i temi introdotti da Il Giardino sulla Spiaggia. Racconti da un lontano viaggio interiore, e presentandone di nuovi.

Entro fine anno dovrebbe vedere la luce una nuova pubblicazione.

Gabriele Levantini

Lucca è magica

Lucca è magica

Lucca è stata una vera scoperta! Infatti, pur conoscendola da sempre, ho cominciato a capirla davvero da quando ho iniziato ad abitarci, circa un anno fa. E lì, mi sono innamorato.

Non avrei mai creduto che questa piccola città potesse darmi tante emozioni, eppure ogni suo vicolo, ogni corte e piazzetta, ogni muro scrostato dal tempo riesce a trasmettermi qualcosa. E non mi sembra di esagerare dicendo che una passeggiata in centro è un’esperienza da inserire in una di quelle liste di cose da provare prima di morire.

Per eliminare ogni sospetto di campanilismo da parte mia, vi confesso fin da subito che sono viareggino. Ai più sembrerà un’informazione di secondaria importanza, ma il lettore che conosce la Toscana sa che Lucca e Viareggio sono come cane e gatto: la classica rivalità regionale tra città, paesi, e persino rioni, assume qui una forza particolare.

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Racconto Il mio amico Inaco Biancalana

Il mio amico Inaco

Le parole solenni e formali del vicesindaco, vestito per l’occasione con un abito scuro, riecheggiavano sui presenti, per poi disperdersi nella fresca aria mattutina della darsena. Era aprile, il 14 per la precisione, una lieve brezza di terra, odorosa di resina e corteccia, giungeva frizzante dalla pineta. Il canale e la darsena antica, invece, odoravano di nafta e olio pesante, prodotti feroci della moderna meccanica. I cantieri aggiungevano a questa schiera di odori il rumore del lavoro degli operai che facevano gridare l’acciaio e ruggire le saldatrici ossiacetileniche. Gli stessi “darsenotti”, anche se non più le stesse facce, a cui Inaco dedicò un così onorevole posto nella sua produzione o, per meglio dire, passione. Intanto passava la solita fila di macchine sull’asfalto freddo. Le strade avevano lo stesso rumore di sempre. Tutto lì intorno sembrava normale. In una di quelle auto un bambino guardava fuori dal vetro del finestrino e chiedeva: “Papà, che fa quella gente?”.

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