Il demone

Mi ero ripromesso di iniziare a vedere quella serie tv di cui parlano tutti. Ormai sono mesi che ho le puntate salvate sul pc, ma non mi ci sono mai messo.

Sei sempre il solito, John, inizi le cose e poi non le finisci. Guardi sempre avanti, sì. Ma senza guardare dove metti i piedi e così finisci nel burrone. Stupido! È questo che ti mette ansia.

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Spleen

Era una giornata scura come la morte, e il cielo basso e greve pesava sull’anima come un coperchio.

Camminavo per la strada, distrattamente, calcando la terra fredda e umida. Foglie marroni s’accumulavano lungo i marciapiedi, e il loro marcire era monito di quanto in fretta fugga l’estate.

Avanzavo veloce come la sera d’inverno, con lo sguardo inficcato nel suolo.  Il tedio era il mio carcere, la tristezza la mia compagna. Come sfuggire a un tale destino? Impossibile, giacché l’essenza stessa della natura è la caducità, la decadenza. La morte ci accompagna da quando nasciamo, facendosi via via più vicina, più visibile. Splendido e terribile è il ciclo della vita.

Sospinsi il vecchio cancello nero, che cigolò riecheggiando nella campagna, come un corvo. Entrai nel vecchio camposanto. L’aria umida e pesante non era perturbata che dallo stridere della ghiaia sotto i miei passi. Immaginai centinaia d’occhi che mi fissavano dall’altra sponda dell’Ade. Fantasmi nella mia mente.

Semplici croci s’alternavano a statue lussuose, ugualmente corrose dal tempo. Un angelo in marmo guardava tristemente una tomba austera, di gusto liberty. Porgeva un fiore di bronzo in un atto d’estrema pietà, immortalato nello scorrere dei secoli, ma la pietra incrostata ricordava piuttosto che niente è eterno in questo mondo.

Mi sedetti, un senso d’angoscia mi stringeva la milza. Attesi la pioggia per non piangere da solo. Inutile, impotente, in un mondo privo di gioia.

Eppure sentivo qualcosa di potente e meraviglioso. Come una quieta tempesta, in cui il tempo mostrava tutta la propria forza.

Io sarò lì

Quando il sole schiaccia l’orizzonte
sul burrone della notte
e nel mare dei tuoi occhi sale la tempesta
Quando le lacrime scendono sul viso
in una giornata di sconfitte

Quando il cuore si fa piccolo
e il dubbio cresce
Quando le ombre si allungano
sulle tue paure

Io sarò lì
Per curare ogni tua ferita
Per proteggere ogni tua fragilità
Per aggiustarti il cuore

Io sarò lì
Nella casa del nostro abbraccio
E le tue lacrime non cadranno invano

POESIA FINALISTA AL “PREMIO LETTERARIO NAZIONALE EMOZIONI – II ED.”, 2018
POESIA FINALISTA AL  CONCORSO “TRA UN FIORE COLTO E L’ALTRO DONATO”, 2018.

Controllo

Il volante dava un’idea di leggerezza e resistenza che ben rappresentava la macchina, pensava Adam, stringendolo saldamente mentre l’auto correva all’alba sull’autobahn deserta. Il motore rombava a gran voce, mostrando al mondo la sua potenza, come un leone che ruggisce nella savana.

Era tutta una questione di controllo: il pilota era l’auto e l’auto era il pilota. Nessuna interruzione tra i due corpi, uniti in quell’orgasmo di energia e velocità. Un’intesa perfetta.
Per Adam, ingegnere meccanico di un’azienda automobilistica, il controllo era tutto e tutto era sotto controllo. Ciò che a un occhio inesperto sembrava casuale, lui lo poteva facilmente ingabbiare in algoritmi. Poteva ad esempio prevedere il numero di pezzi difettosi usciti dalla catena di montaggio, così da individuarli ed eliminarli, poteva studiare le tolleranze necessarie ad annullare la variabilità di processo, poteva predire quando sarebbe stata necessaria una manutenzione. Benedetta statistica!

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