Il chiodo fisso

Lou si rese conto di essersi assopito mentre Estelle dormiva al suo fianco, con la testa posata sul suo petto. Era bella da lasciare senza fiato. Le forme del suo corpo nudo si intuivano sotto il lenzuolo che in parte la nascondeva nella penombra della stanza quieta. I capelli spettinati le davano un’aria di fragilità, che mai si sarebbe indovinata solo un paio d’ore prima.

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Wilderness

Cammino sul bordo del fiume, salendo sulle rocce, scansando gli arbusti. Scaccio gli insetti che si alzano in volo e faccio attenzione che non ci siano serpenti sulla mia strada.

Mi muovo lentamente dove l’acqua incontra la terra, cercando di indovinare il percorso più facile, evitando le pozze che si insinuano tra le pietre. Lingue di sabbia si alternano a piccole scogliere. Se sono asciutti ci cammino sopra, godendo della loro morbidezza, se sono bagnate invece le evito, per non sprofondare. Quando non mi è possibile, ne tasto al consistenza col piede prima di avanzare. Talvolta la strada si fa troppo accidentata o la vegetazione eccessivamente fitta per procedere e allora torno indietro alla ricerca di un altro passaggio.

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Ti penso sempre

[DISCLAIMER: Attenzione! Questo non è un racconto d’amore, ma un thriller psicologico]

La notte aveva già ingoiato la città. Dalla finestra potevo vedere il suo orizzonte indefinito, fatto di grattacieli e luci nel buio, a perdita d’occhio.
Suoni di sirene in lontananza, come ululati di bestie in caccia.
Mi passai una mano tra i capelli, prima di tornare a sedermi alla scrivania. Presi nuovamente il diario per rileggerlo. Ancora una volta.

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Il demone

Mi ero ripromesso di iniziare a vedere quella serie tv di cui parlano tutti. Ormai sono mesi che ho le puntate salvate sul pc, ma non mi ci sono mai messo.

Sei sempre il solito, John, inizi le cose e poi non le finisci. Guardi sempre avanti, sì. Ma senza guardare dove metti i piedi e così finisci nel burrone. Stupido! È questo che ti mette ansia.

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Spleen

Era una giornata scura come la morte, e il cielo basso e greve pesava sull’anima come un coperchio.

Camminavo per la strada, distrattamente, calcando la terra fredda e umida. Foglie marroni s’accumulavano lungo i marciapiedi, e il loro marcire era monito di quanto in fretta fugga l’estate.

Avanzavo veloce come la sera d’inverno, con lo sguardo inficcato nel suolo.  Il tedio era il mio carcere, la tristezza la mia compagna. Come sfuggire a un tale destino? Impossibile, giacché l’essenza stessa della natura è la caducità, la decadenza. La morte ci accompagna da quando nasciamo, facendosi via via più vicina, più visibile. Splendido e terribile è il ciclo della vita.

Sospinsi il vecchio cancello nero, che cigolò riecheggiando nella campagna, come un corvo. Entrai nel vecchio camposanto. L’aria umida e pesante non era perturbata che dallo stridere della ghiaia sotto i miei passi. Immaginai centinaia d’occhi che mi fissavano dall’altra sponda dell’Ade. Fantasmi nella mia mente.

Semplici croci s’alternavano a statue lussuose, ugualmente corrose dal tempo. Un angelo in marmo guardava tristemente una tomba austera, di gusto liberty. Porgeva un fiore di bronzo in un atto d’estrema pietà, immortalato nello scorrere dei secoli, ma la pietra incrostata ricordava piuttosto che niente è eterno in questo mondo.

Mi sedetti, un senso d’angoscia mi stringeva la milza. Attesi la pioggia per non piangere da solo. Inutile, impotente, in un mondo privo di gioia.

Eppure sentivo qualcosa di potente e meraviglioso. Come una quieta tempesta, in cui il tempo mostrava tutta la propria forza.

Il colpo di grazia

Il soldato Brown si avvicinò per dare il colpo di grazia al nemico rantolante a terra. La battaglia era stata lunga e ora gli toccava pure quel fastidioso compito.

Non gli era mai andato del tutto giù che in questa guerra non si applicassero i protocolli, non gli sembrava onorevole per un esercito potente e temuto come il suo. Ma d’altra parte quelli erano stati creati nei tempi antichi per le guerre tra umani, e poi estesi alle guerre con altri esseri superiori, ma non era questo il caso. I Naironiani, nonostante la somiglianza fisica con gli umani, erano tutt’altro che esseri superiori: erano animali feroci, assetati di sangue e privi di qualsiasi sentimento. Così avevano spiegato al comandante Brown durante l’addestramento, con tanto di raccapriccianti prove fotografiche.

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Saudade

Il mare di Corsica toglieva il fiato: la sua azzurra trasparenza era talmente perfetta da non sembrare vera. Mi aveva travolto di stupore non appena superate le dune di sabbia bianchissima, profumate di pino e salsedine. Niente pareggiava la bellezza di quella natura che mi si parava davanti, innocente e selvaggia. Niente tranne il sorriso della donna che mi stava affianco, leggera come la brezza d’estate e intensa come l’onda del mare.
Scoprivo quella terra e insieme scoprivo lei, che m’accompagnava in quel breve viaggio, e in quello più lungo che chiamiamo vita. Tutto era pulito, delicato, puro. Mi trovavo immerso in un acquerello a tinte di sconvolgente bellezza e speravo in cuor mio che quel momento di gioia sospesa potesse durare per sempre. Continua a leggere “Saudade”