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Io sarò lì

Quando il sole schiaccia l’orizzonte

sul burrone della notte

e nel mare dei tuoi occhi sale la tempesta

Quando le lacrime scendono sul viso

in una giornata di sconfitte

Quando il cuore si fa piccolo

e il dubbio più cresce

Quando le ombre si allungano

sulle tue paure

Io sarò lì

Per curare ogni tua ferita

Per proteggere ogni tua fragilità

Per aggiustarti il cuore

Io sarò lì

Nella casa del nostro abbraccio

E le tue lacrime non cadranno invano

La gavetta

Cosimo guardava l’orologio spazientito: erano le 10.30 e del professore non c’era ancora nessuna traccia. Non era certamente la prima volta che se la prendeva comoda, ma quel giorno Cosimo era impaziente di avere conferma del suo rinnovo di contratto.

Così, più presto delle altre mattine, si era sobbarcato la quotidiana ora e un quarto di tragitto, a bordo della sua vecchia Fiat Punto ormai malconcia. Un investimento di tempo e di soldi che mal si accordava con la magra borsa di studio che l’ateneo gli rinnovava annualmente.

Il professor Lorusso irruppe in laboratorio, trafelato come chi si accorge di aver tardato eccessivamente. Sulla cinquantina, sempre elegante, dal capello laccato sembrava più un venditore che un accademico. “Rizzi, buongiorno! ‘Nu schifo proprio sto traffico, è vero o no! Vabbuò, senti, finisci e vieni nel mio ufficio!

“Certo, professore!”

Cosimo si sedette sulla vecchia, austera seggiola davanti alla scrivania del professore. Tutt’intorno un gran numero di libri obsoleti e riviste scientifiche impolverate erano la prova concreta dell’effettivo passato da ricercatore del professor Lorusso. Sulla scrivania, l’ultima bozza dell’articolo scritto da Cosimo negli ultimi mesi, che il professore doveva ancora rivedere. Vicino una brochure del nuovo modello della Mercedes, stropicciata dalle molte letture.

Rizzo, credo che cambierò macchina a breve. Questa ‘cca mi piace assai, che ne pensi?

“Bella, professore, molto. Ma per caso avete rivisto il mio articolo?”

No, Rizzo, non ho avuto tempo! Sai che devo andare di qua e di là per cercare i soldi per le borse di studio. Ma, senti, facciamo così. Lo firmo e lo mandiamo, che tanto mi fido di quello che scrivi. Poi sono rimasto un po’ indietro con questa ricerca, pure.

“Professore, ma voi siete il responsabile del gruppo di ricerca!”

Il professore lo guardò come si guarda un bambino che fa una domanda impertinente.

Rizzo, piuttosto, ti devo dire una cosa importante. Ti ricordi il bando europeo?

“Certo professore. Ve l’ho preparato due mesi fa, non l’avete ancora inviato?”

“Rizzo, sti bandi sempre scadevano mo’… quindi io ero tranquillo… Domenica però sono stato in barca a vela col sottosegretario Vitale… e lui mi ha spiegato che l’Unione Europea ha di nuovo rotto u’cazz…

Cosimo riusciva a tenere a stento la bocca chiusa, tanto era incredulo per ciò che sentiva.

Il professore esitò, si guardò intorno con disagio prima di scandire, a bassa voce e con tono confidenziale: “Il progetto andava presentato un mese fa… quest’anno le regole sono cambiate… quindi mo’ ci manca una borsa… Ma vedi tu in che situazioni mi mettono sti strunz…

Cosimo strabuzzò gli occhi. “Ma professore, non avevate controllato?!”

Rizzo, no! Non ho avuto tempo!” Il professore rispose con evidente imbarazzo.

Cosimo sapeva di che pasta era quel vecchio barone, ma questo era davvero troppo. Il suo destino era veramente in mano a un simile personaggio?

“E la borsa di ateneo, quella l’abbiamo?”

Ma sì, che l’abbiamo Rizzo! Il rettore è un vecchio amico! Ma ci sta un guaio purtroppo… Quella borsa è promessa da tempo, già ho fatto preparare il concorso. Capiscimi Rizzo, io avrei pure voluto fingere di scordarmelo… Il guaio è che mercoledì mattina sono andato a giocare a golf col senatore De Bellis… e lui mi ha ricordato di suo figlio. Non ho potuto dire di no, capisci, Rizzo? Non ho potuto fare niente proprio.

Cosimo non riusciva a muoversi, il mondo gli stava crollando addosso.

Io preferirei te, che mi fai pubblicare. Però, sai… la politica… De Bellis, penso che lo conosci… chi non lo conosce?”

Ma professore…” Cosimo tratteneva a stento le lacrime per il torto subito. “Così mi uccidete… Perché? Io ho portando avanti per tre anni la nostra ricerca.

No, no, Rizzo! Non fare così! Ho già preso contatti con l’onorevole Ranieri. Appena torna in città vedo di organizzare una serata come piacciono a lui… donnine e champagne… come si suol dire… e mo’ vediamo di trovare un po’ di fondi. Lo vedi che mi faccio in quattro per te?

Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 3: Blood Sugar Sex Magic

Eppure a volte non mi spiacerebbe essere quelli di quei tempi là… sarà per aver quindici anni in meno o avere tutto per possibilità… Perché a vent’anni è tutto ancora intero… perché a vent’anni è tutto chi lo sa… a vent’anni si è stupidi davvero… quante balle si ha in testa a quell’età” [1]

Così come l’estate dei miei 14 anni fu segnata dalla lettura del Diario segreto di Adrian Mole [2], personaggio disagiato in cui ritrovavo il mio stesso senso di smarrimento post infantile, quella dei 19 lo fu dal Jack Frusciante è uscito dal gruppo [3].

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NEWS! – Prestigioso premio per il GSS

Con vero piacere e con immenso onore comunichiamo ai lettori che le poesie Storia di un impiegato e La mia pineta hanno vinto rispettivamente il primo e il terzo premio del concorso “Scritture da strada – III Ed. 2018“.

Le due opere saranno pubblicate sul numero 9, in uscita a settembre 2018, della rivista StreetBook Magazine.

Un grande successo, dedicato a quanti ci leggono ogni giorno!

Grazie!

Gabriele Levantini

Gente di mare

Camminavo lentamente nella sala, soffermandomi a guardare con attenzione le foto in bianco e nero appese sui pannelli espositivi. Nella mia mente navigavano ricordi dei racconti marinari di mio nonno. Continua a leggere “Gente di mare”

Il mondo può attendere

L’odore del caffè e il borbottio della moka riempivano la stanza, l’avvolgevano come un abbraccio rassicurante.

Era questo un momento sacro, il culmine della celebrazione del proprio io, un sacrificio alla propria individualità. “Chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo, con la stessa cura?” [1] Continua a leggere “Il mondo può attendere”

NEWS! Ogni maledetto lunedì su due

Come sapete, quest’anno il sito è stato migliorato, sono nate le pagine Facebook e Twitter (se non le seguite ancora, correte a mettere like!) e il blog comincia piano piano a essere conosciuto.

E’ quindi arrivato il momento di migliorare ancora il servizio!

Perciò ho deciso di provare a istituire ciò che tutti gli autori temono… il famigerato appuntamento fisso

Seguendo le orme del bravissimo Zerocalcare [1], i cui meravigliosi graphic novel sono la miglior bandiera delle emozioni della nostra generazione, mi prendo l’impegno di pubblicare una storia nuova ogni due lunedì (Pasquetta non conta, eh!)

Sulle pagine social i post saranno più frequenti e i nuovi contenuti saranno accompagnati dall’hashtag #StoriaInedita.

Non vi resta che aspettare la prossima storia, lunedì 14 maggio

Gabriele Levantini

[1] Zerocalcare, Ogni maledetto lunedì su due, Bao Publishing, 2013

La forma delle nuvole

Era come se la mano che lui gli aveva sfiorato poco prima gli bruciasse, e da lì il bruciore si propagasse fino al cuore e alla mente. Un dolce bruciore, erotico e intenso.

Questa sensazione lo faceva sentire profondamente a disagio. Era come se il profondo delle sue sensazioni fosse sventrato al di fuori del suo corpo, esposto in tutta la sua inconfessabile stranezza. Continua a leggere “La forma delle nuvole”

Passaggio

Dalla finestra socchiusa entrava l’aria salata della baia. La mattina era ancora fresca, mossa appena da una brezza gentile, ma già il sole si stiracchiava e presto avrebbe mostrato la sua forza. In lontananza un veliero contro l’orizzonte. Chissà da dove veniva, chissà dove andava.

Theo osservava il mare, come il giorno prima, come sempre. Osservava e sognava, dalla finestra della sua grande camera. La voglia di partire cresceva attorno al suo cuore come un’edera.
Il mare era grande, era infinito e magnifico e terribile. Era tutto ciò che un ragazzo poteva volere: scoperta, avventura, lotta. Era la risposta alle domande che non riusciva a formulare, era l’unico modo di perdersi per potersi ritrovare. L’iniziazione. Il rito di passaggio che tutte le società in tutti i tempi usano per sancire il termine dell’infanzia e l’inizio dell’età adulta. Continua a leggere “Passaggio”

Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 2: Tra la via Aurelia e il West

La linea d’ombra: la nebbia che io vedo a me davanti… Per la prima volta nella vita mia mi trovo… A saper quello che lascio e a non saper immaginar quello che trovo” [1]

Dopo l’alba radiosa della mia infanzia felice si affacciarono le prime nuvole della preadolescenza.
Avevo ricevuto un’educazione classica e piuttosto rigida, una buona formazione religiosa e una robusta spinta intellettuale. Tutte cose molto positive, delle quali oggi ringrazio la mia famiglia, ma che dagli 11 anni in su, uniti alla mia indole riflessiva e sensibile, contribuirono a rendermi un ragazzino un po’ sfigato. Inoltre non avevo mai praticato sport, pertanto ero impacciato rispetto ai miei coetanei fighi che da anni facevano calcio.

Continua a leggere “Miriordo (un amarcord di provincia) – Parte 2: Tra la via Aurelia e il West”