Lettera al capitale

Li raderei al suolo
I tuoi palazzi vuoti
Dove sconto la colpa d’Adamo
Coi miei anni migliori

Condotto in catene di carta
Come bestia sacrificata
All’altare del progresso
Sul fuoco del consumo

Chiamano vita questa prigione
Dalle marce fondamenta
Ferie la nostra ora d’aria
Tra malinconiche mura

Li raderei al suolo
Se solo bastasse
A non essere più schiavi
A diventare uomini

 

Sa Pedra Magica

Saverio, come tutte le mattine, aveva attraversato una Milano nebbiosa, non ancora intrappolata dal traffico convulso, ed era arrivato in ufficio di buon’ora, ben prima dei suoi dipendenti.

L’azienda che il padre gli aveva lasciato era la sua vita. In fondo non aveva nient’altro da quando lei se ne era andata. Il suo mondo si era ristretto sempre più, fino a stargli aderente addosso, mentre intorno a sé creava un immenso deserto. Nessun amico, nessun interesse: solo tanta solitudine. Continua a leggere “Sa Pedra Magica”

NEWS! 13/02 Presentazione del libro

Il prossimo mercoledì 13 febbraio alle ore 17.00 nella splendida cornice liberty di Villa Argentina a Viareggio ci sarà la presentazione del libro Il Giardino sulla spiaggia. Racconti da un lontano viaggio interiore. 

Per l’occasione della presentazione sarà possibile acquistare il libro al prezzo speciale di 5 € direttamente all’interno dell’evento. Al termine della presentazione rimarrò a disposizione per firme e dediche e per scambiare quattro chiacchiere con chi vorrà.

Relatore: Prof. Giuseppe Paoli

 

Gabriele Levantini

NEWS! Frequenza delle pubbicazioni

Il 2018 è stato un anno molto intenso per Il Giardino sulla Spiaggia e le pubblicazioni del lunedì hanno avuto un discreto numero di lettori!
È finalmente uscita la raccolta delle prime storie del blog (se non l’avete ancora comprato potete recuperare qui oppure qui se vuoi la versione autografata!) e molti altri progetti bollono in pentola… 

Per questo motivo, per riuscire a lavorare su dei testi di più ampio respiro,  le prossime pubblicazioni di racconti non sempre rispetteranno l’appuntamento quindicinale.

Restate collegati… ne vedrete delle belle!

 

Gabriele Levantini

La fenice

Io sono la fenice
Dalla cenere risorgo

Sono il guerriero
Che non teme la morte

Sei volte cado
Sette mi rialzo

Con le ossa rotte
Continuo a lottare

Il fato iniquo mi troverà
Con la spada in pugno
Arrossato dall’ultimo sangue

Finché avrò un respiro di volontà
Sfiderò i marosi della cieca sorte
In questa buia tempesta
Chiamata vita.

Vola via con me

Vola via con me
Vola sul mio oceano
Vola sulle mie montagne
Sui fiumi, sulle pianure

Voliamo insieme
Al di sopra della pace e della guerra
Voliamo in alto
Lontani da questo mondo di pietra

Danzeremo sulle nuvole
Vicino al sole
Saremo io e te
Cuore nel cuore
Anima nell’anima 

Wanderlust

Pedalavo più in fretta che potevo, per spingermi più lontano e scoprire ancora e ancora. Avevo 14 anni e il mio breve pomeriggio primaverile stava per terminare: non c’era tempo da perdere, presto sarei dovuto tornare indietro e rincasare prima dell’ora di cena.

Il pallido sole di aprile aveva invaso casa come un maremoto, travolgendo ogni cosa, portando via ogni residuo d’inverno. A questo punto dell’anno provavo una potente sensazione di risveglio, come dopo un lungo letargo. Sentivo una nuova energia, sarei voluto andare in capo al mondo, scoprire il profumo di paesi nuovi, il suono di lingue sconosciute. Desideravo così fortemente partire, abbandonare all’istante ogni cosa e ogni luogo che familiare: era un impeto implacabile, viscerale, un’ossessione più che un desiderio. Avevo sete di meraviglie, fame di novità. Sperimentavo una sensazione netta e al tempo stesso indescrivibile, il cui nome avrei scoperto solo molti anni dopo. Wanderlust.

Mi sono spesso interrogato sul perché di questa mia passione del viaggiare arrivando alla conclusione che il merito, ancora una volta, fosse della mia famiglia. Infatti ebbi questo grande dono dai miei genitori che quando ero piccolo riuscirono a trasmettermi un genuino senso di curiosità, gusto e un piacere dell’esplorazione, che mi accompagnano tuttora. Non era necessario fare grandi viaggi: bastava andare al paese vicino per una passeggiata, o sulla collina subito fuori città, e subito avevo l’impressione di aver conquistato un nuovo pezzo di mondo. Perché ciò che davvero fa un viaggio, non è il panorama ma lo sguardo del viaggiatore.

Ricordo quei magici momenti: mia madre che si godeva un raro momento di relax e mio padre mi spiegava e mi insegnava ogni cosa. Quella felicità fanciullesca è la stessa che provo oggi quando m’accarezza la luce d’un sole sconosciuto.
Mi rivedo un giorno lontano divenuto infine come mio nonno, con l’anima carica di vita e d’esperienza, a raccontare dei miei viaggi ai miei nipoti. Donandoglieli, facendo loro vivere, come in un romanzo, tempi e luoghi lontanissimi.

E davvero non riesco a capire chi non prova questo stimolo vitale, di prendere e partire e lasciare tutto. Come fanno a ritrovare se stessi se non lasciano ogni appiglio, se non si gettano nel mare aperto di notte?

Sia ben chiaro, non parlo di turismo commerciale, quello delle catene alberghiere, dei fast food e dei villaggi turistici. Quello non serve a perdersi, ma semplicemente a distrarsi: si caricano le valigie delle nostre certezze, ben attenti a ricordarsi di prendere tutte le nostre maschere, affinché l’anima non ci resti scoperta. Si porta semplicemente tutto il nostro mondo in un altro luogo. Un piacevole intrattenimento, che non insegna nulla.

Credo invece che sia necessario partire con la mente nuda e rivestirla di realtà diverse. Credo negli spostamenti lenti, nell’osservare la gente, nel fare domande senza mai giudicare, senza mai fare paragoni. Credo nel mangiare il cibo del posto, nel percorrere le loro strade, nell’ascoltare una lingua nuova come se fosse una musica mai udita. Credo nello spogliarsi di tutto davanti alla potenza di Madre Natura, nel Sehnsucht che esplode come il tuono e scuote i nostri cuori addormentati, che ci dà la misura di cosa siamo, di come siamo. Credo nella dolce Saudade delle esperienze lontane, che metto in valigia il giorno triste del ritorno, per stivarle come provviste d’inverno e godermele ancora e ancora.

Di questo nobile turismo, del viaggiare romantico di Goethe: di questo non potrei farne a meno. Perché quando il wanderlust mi assale, devo partire: non ho altra scelta.

Se solo…

Se solo potessi prendere il sole
Per scaldarti il cuore
Nei giorni di vento 

Se solo riuscissi a porgerti la luna
Per illuminare la tua pelle morbida
Nelle notti d’un agosto di passione

Se potessi farmi vento per accarezzare
Il tuo viso di bimba
Spesso salato di lacrime 

Se solo potessi fermare il tempo
Per vivere ancora insieme quest’istante perfetto
Senza paura che muoia come un battito d’ali
D’effimera farfalla 

 

 

Natale al Golden India Minimarket

[DISCLAIMER: Attenzione! Questo non è il racconto di Natale che probabilmente ti aspetteresti! Questo è un racconto di genere noir!]

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