A child was born

Il bambino dormiva spossato dopo tanto pianto. La faccina era tutta rossa, ancora imbronciata, con gli occhietti chiusi stretti stretti in un sonno profondo. Era tutto avvolto in una coperta, con una manina che spuntava fuori, chiusa in un pungo come a difendersi da quel mondo esterno in cui si era improvvisamente trovato. Un piccolo fagottino innocente, stretto al seno della madre. Lei, giovanissima, poco più di una ragazzina. Il volto sconvolto dalla fatica del parto, e tuttavia incredibilmente sereno. Una serenità che solo le madri conoscono, quando per la prima volta stringono a sé le proprie creature.

Il marito, più anziano di lei, l’abbracciava delicatamente, quasi a proteggerla. Il suo sguardo era pieno d’amore. Le sue mani, grandi e forti, erano quelle d’un lavoratore, d’un uomo di fatica. Era magro, il volto un po’ scavato, il corpo modellato dagli anni di qualche impiego artigiano svolto con attrezzi rudimentali. Portava una barba scura, corta e fitta, e aveva anch’egli un’espressione gioiosa nei suoi profondi occhi scuri.  

Tutt’intorno cominciavano ad accalcarsi persone, richiamate dall’insolita notizia d’una donna che aveva partorito in un capanno. Non c’era tempo d’aspettare, non c’erano altri posti che potessero essere raggiunti in tempo. E così, era stata costretta a fermarsi esattamente dove si trovava: davanti a un capanno in disuso, col pavimento di sabbia, poco lontano dalla spiaggia.

Dal paese accorrevano le persone, talvolta con qualche dono: un po’ di latte, una coperta, del cibo per quella coppia sfortunata. Arrivarono anche le guardie, per controllare quanto gli era stato segnalato. Non chiesero documenti e e non fecero domande: non era il momento. Si limitarono ad osservare la situazione, e rientrarono alla caserma.

Quella notte, quel capanno freddo e desolato era il centro dell’universo. Semplici lamiere logorate, abbandonate vicino alla spiaggia di Lampedusa divennero il teatro della vita che trionfa sulla morte. Due migranti appena sbarcati, salvi per un pelo da un naufragio nel mare buio e ruggente, erano diventati genitori.

Il prefetto, il sindaco e il comandante della capitaneria erano arrivati per vedere quest’evento inusuale, che a breve avrebbe richiamato i giornalisti. Volevano vedere il bambino, portavano addirittura dei doni per lui. Accanto alla coppia c’erano gli angeli, luminosi nelle loro divise catarifrangenti, che li coprivano con coperte termiche in plastica dorata.

La notte avanzava e ormai davanti al capanno c’era una folla, che a bocca aperta assisteva a quella scena intima ,così insolitamente a disposizione di tutti. Gli altri migranti appena sbarcati, d’ogni lingua credo e colore, si accalcavano per assistere a quel dono di speranza che i loro compagni di sventura donavano al mondo.

Nella confusione dei sussurri, una donna nera, forse nigeriana, fu la prima a esultare ad alta voce:

A child was born! Alleluja! God bless them!

E fu così che in una fredda notte di dicembre, assistiti dagli angeli del mare, su una gelida spiaggia Miriam e Iusuf dettero alla luce la loro creatura. Coi vestiti ormai logori e sporchi per il lungo viaggio, con l’hijab di lei sistemato alla meno peggio, infreddoliti e spaventati, ma adesso felici.

Avevano rischiato la morte arrivando da una terra lontana, e si erano trovati a testimoniare la vita.

Il cielo freddo e scuro di quel 25 dicembre era pieno di stelle. Verso il mare l’attraversava la luce d’un razzo di segnalazione che sembrava una cometa, sotto la quale una folla di miserabili straccioni africani cantava e ballava per festeggiare il bambino, assistiti dai paesani d’un dimenticato borgo di provincia. Mentre il mondo, distratto, non s’accorgeva di niente.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.