Il chiodo fisso

Lou si rese conto di essersi assopito mentre Estelle dormiva al suo fianco, con la testa posata sul suo petto. Era bella da lasciare senza fiato. Le forme del suo corpo nudo si intuivano sotto il lenzuolo che in parte la nascondeva nella penombra della stanza quieta. I capelli spettinati le davano un’aria di fragilità, che mai si sarebbe indovinata solo un paio d’ore prima.

Dalla finestra socchiusa entrava una piacevole aria fresca e un filo di luce proveniente da un vicino lampione stradale. Nessun rumore nella notte. Lou guardò i numeri rossi sul display della sveglia indicavano: le 4.30. Poteva dormire ancora, ma i suoi occhi cominciarono invece a esplorare la stanza buia, acquistando via via dimestichezza con i contorni delle cose. Riconosceva le sagome degli oggetti incontrati per la prima volta poco prima. Il suo cervello si soffermava sui particolari che gli riuscivano a cogliere dell’arredamento, che sembrava piuttosto dozzinale, ma ben coordinato. In un angolo c’era una sedia sulla quale gli sembrò d’intravedere una strana figura. Lou rimase sospeso per un momento, poi capì che si trattava di un peluche e infine rise di se stesso per aver creduto chissà che.

Non riusciva a riprendere sonno e, più rimaneva sveglio, più cresceva in lui la sensazione di trovarsi in un mondo al quale non apparteneva. Guardò di nuovo la ragazza.

Però! È andata benone…” Pensò soddisfatto di sé.

Ma nel fluire dei suoi pensieri verso lo sbocco nel grande lago dell’autocompiacimento, qualcosa ne deviava il corso verso una palude di ansie indefinite nella quale non riusciva a provare la soddisfazione che avrebbe dovuto. Si sa che la mente fa giri larghi, che produce immense spirali di frammenti che vorticano e si scontrano e creano correnti che vanno dove vogliono loro. Così, proprio in quel momento riaffiorava lei, ospite più inattesa e inopportuna: Kristine. L’impalpabile presenza della sua ex occupava ancora prepotentemente il suo cuore e la sua mente; era lei, o meglio la sua assenza, la radice di quel malessere. Il suo chiodo fisso.

Maledizione! Basta! Tu non sei mica normale Lou! Non sei normale se pensi alla tua ex la sera stessa che ti porti a letto con una ragazza così bella!

I suoi pensieri oscillavano tra la rabbia e la tristezza, ma una parte di lui, nascosta in un angolo buio nel profondo della sua anima, lo sapeva bene che Kristine in realtà era sempre stata con loro per tutta la sera. Un bel triangolo mentale: Lou, Kristine ed Estelle, chiodo incapace di scacciare il precedente. E se l’alcol e l’adrenalina della caccia erano bastati per un po’ a rendere un’ombra sbiadita il ricordo di lei, eccolo che adesso ritornava a vividi colori per reclamare il conto. Ora che la tempesta era passata, e che la carne ormai quieta era sazia, nel silenzio dopo il clamore della battaglia, Kristine era di nuovo al suo posto, in mezzo ai suoi pensieri. Come una spina conficcata nella mente di Lou.

Ma cosa te ne importa di quella stronza! Tu piaci alle donne, non lo vedi? Tu ci sai fare! Guarda qua che figa ti sei portato a letto stasera!

Cercava di convincersi a voltare pagina, ma l’ego non riusciva a sconfiggere la nostalgia di un’immagine ormai idealizzata. Estelle aveva senza dubbio un bel corpo, e la serata con lei era stata piacevole, ma non era Kristine. Era carne imperfetta, non un’idea irraggiungibile ormai scolpita nell’ossessione.

Come poteva paragonare una notte di casual sex con l’amore della sua vita? L’unico. Così profondo e irripetibile da distillarlo nell’istante stesso in cui lo perse in un ideale limpido come una brocca d’acido. Un amore che credeva di non poter più ritrovare e che perciò non riusciva a superare. Come avrebbe potuto un corpo di pelle e di muscoli sconfiggere una mente piena di ombre?

Mentre i pensieri turbinavano nella mente di Lou, arrivò il sole a dissipare i fantasmi. Estelle aprì gli occhi e gli sorrise.

“Buongiorno!” Disse, accoccolandosi ancora un momento su di lui.

Buongiorno.” Rispose Lou sforzandosi di sorriderle.

Lei si alzò dal letto, senza preoccuparsi di coprire il suo corpo sensuale.

“Io vado a farmi una doccia, se vuoi fai pure il caffè”

Oh no, ti ringrazio. Devo andare, ho un impegno con un amico.”

“Non ti fermi nemmeno per colazione? Come vuoi…”

Lou le dette un bacio e mentre lei si allontanava cominciò a vestirsi.

“Allora magari ci sentiamo” Gli disse Estelle mentre apriva la porta del bagno.

Sicuro!” Rispose lui.

Lou aprì la portone e il sole lo colpi in faccia come un pugno. I ricordi della serata contrastavano con la luce del giorno.

A casa l’aspettava un bel caffè e poi una doccia, per togliersi di dosso Estelle e dimenticarla. Kristine invece no, lei non l’avrebbe tolta, non sarebbe riuscito a dimenticarla. Nemmeno stavolta.

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