Ti penso sempre

[DISCLAIMER: Attenzione! Questo non è un racconto d’amore, ma un thriller psicologico]

La notte aveva già ingoiato la città. Dalla finestra potevo vedere il suo orizzonte indefinito, fatto di grattacieli e luci nel buio, a perdita d’occhio.
Suoni di sirene in lontananza, come ululati di bestie in caccia.
Mi passai una mano tra i capelli, prima di tornare a sedermi alla scrivania. Presi nuovamente il diario per rileggerlo. Ancora una volta.

Era una bel volume, con copertina in pelle nera, tenuto con grande precisione. Lo aprii, sfogliai le sue pagine di carta spessa.
Qua e là piccoli segni, un fiore stilizzato.

3 Maggio
Che bella giornata di sole!
Oggi sono andato a trovare Claire al negozio dove lavora e abbiamo chiacchierato un po’. Non tanto però perché c’erano dei clienti che doveva servire. Peccato!
Era sorridente con loro, ma secondo me stava pensando a me. Ho notato che mi ha indicato alla sua collega quando sono entrato in negozio. Credo di piacerle.
Vicino al negozio c’era un gattino. Assomigliava a quello che avevo visto ieri, morto. Un’auto l’aveva schiacciato e aveva tutte le budella di fuori. Mi sono fermato a osservarlo, perciò lo ricordo
bene.

10 Maggio
Stamani mi sono alzato agitato, poi però ho pensato a Claire e la giornata mi è sembrata subito rasserenarsi.
Dopo colazione, sono andato di corsa a trovarla a lavoro, ma lei purtroppo non c’era. Così ho lasciato un messaggio per lei a Louise, la sua collega antipatica.
Me la sono presa con calma e mi sono fermato un po’ nel parcheggio. Speravo che lei arrivasse. Chissà, magari entrava più tardi.
Mentre ero in macchina però sono arrivati dei poliziotti e mi hanno trattato come un criminale. Hanno voluto vedere i documenti e mi hanno detto di andarmene, sono stati molto scortesi!
Che giornataccia…

13 Maggio
Finalmente Claire ha accettato il mio invito ad uscire. Anzi… mi ha invitato lei!
È stato strano, perchè non è stata molto diretta, ma mi è piaciuto! Ha voluto sorprendermi e giocare con me, così quando sono entrato in negozio ha fatto vinta di non accorgersene, continuando a parlare con un cliente.
Io sono stato al gioco e mi sono nascosto tra gli scaffali, abbastanza vicino alla cassa da riuscire a sentirla. Quando il tizio se ne è finalmente andato, lei ha potuto dire alla sua collega Louise che stasera andrà al Blue Moon.
A quel punto sono uscito, piano piano, per non rovinare il gioco. Che bello! Non vedo l’ora di vederla… Baciarla, magari…

Il testo finiva con un piccolo cuore rosso, cancellato con tratti di penna furiosi. Mi versai l’ennesima tazza di caffè. Non so dire esattamente quale fosse il motivo che nel profondo mi spingeva a leggere ancora quelle pagine, per di più in orario straordinario. Non retribuito, ovviamente. In fondo, non c’è n’era alcun bisogno, e comunque non spettava a me. Adesso sarei potuto essere nel mio appartamento, godendomi una pizza davanti alla tv, eppure non riuscivo a togliermi dalla testa questa storia. Non riuscivo a darmi pace. Sorseggiai un po’ di caffè e tornai sul diario.

14 Maggio
Sono molto deluso! Deluso ed arrabbiato! Anche lei è come tutte le altre. Lo sapevo! Sono tutte uguali, le odio. Le odio. Mi ha preso in giro. Ha solo giocato con me, con i miei sentimenti.
Ieri sera, quando sono arrivato al Blue Moon l’ho vista con quell’altro. Maledetta puttana! Dal mondo in cui si parlavano sembravano intimi, sembravano conoscersi molto bene… Anche lei mi ha tradito.
Me ne sono andato e lei non mi ha cercato, neppure un messaggio. Eppure il mio numero ce l’ha, gliel’ho scritto in un biglietto che le ho dato al negozio.
Sono molto deluso! Deluso ed arrabbiato! Non ho chiuso occhio e non riesco a pensare ad altro.

Da questo punto in poi la grafia diventava imprecisa e rabbiosa, i segni erano più calcati sulla pagina e la lettura diventava difficoltosa.

15 Maggio
Sono distrutto, anche stanotte non ho chiuso occhio, tra mille pensieri.
Ho chiamato Claire al negozio provando a chiedere spiegazioni, ma è stato peggio che mai. Ha iniziato a dire cose completamente senza senso, come se tra noi non esistesse nessun legame.
Ha vomitato frasi da pazza… “Ma tu sei quello che viene tutti i giorni a fissarmi?” “Sei pazzo, lasciami stare!” “Non tornare più!”
E allora quei sorrisi che mi faceva in negozio? E tutti i biglietti che le ho lasciato?
Sono andato a trovarla, pensando che dal vivo mi facesse spiegare, ma appena mi ha visto si è messa a urlare e la sua collega, mi ha minacciato di chiamare la polizia se non fossi andato via.

16 Maggio
Non posso resistere oltre. Basta. Stasera le parlerò, devo risolvere la situazione.
Non riesco ad andare avanti così. Devo togliermi questo peso. Devo almeno dirle ciò che mi ha fatto. Devo dirle che è come mia madre. Cattiva. Non le importa niente di me.

17 Maggio
Sono le 10 del mattino e mi sono appena svegliato. Sono così stanco, ancora spossato da ieri.
Sono stato da Claire. Ho aspettato con pazienza che uscisse da lavoro e l’ho seguita: non potevo parlarle davanti al negozio perchè quella pazza della collega avrebbe chiamato la polizia.
Quando ha parcheggiato ed è andata sotto casa, sono sceso di macchina anche io. È stato lì che la situazione è precipitata: appena mi ha visto ha iniziato a gridare. Sembrava terrorizzata. È entrata in casa e ha provato a chiudermi fuori. Era come mamma, tale e quale. Sono riuscito ad entrare ed è stato lì che lei ha iniziato a colpirmi. Mi faceva male.
A quel punto ho reagito, è stato un secondo. Le ho dato un pugno, ed è caduta. È stato bello, è stato come restituire a mia madre un po’ delle botte che mi ha regalato.
L’ho colpita ancora, e poi ancora, finchè non è rimasta ferma e zitta. Ho pianto per ciò che mi aveva costretto a fare, avrei potuto amarla. Bastava che mi amasse, almeno lei. Ma forse sono tutte uguali.
Credo che tornerò a dormire ancora un po’. Sono molto stanco.

Chiusi il volume e presi il file del caso. Osservai le foto della vittima: naso rotto, occhi neri, zigomi tumefatti e sangue dalle sopracciglia e dalla bocca.
Poi i crudi dettagli, ripresi dal medico legale: i denti spezzati, le unghie con tracce di sangue a causa di quei graffi che erano stata l’ultima speranza di sopravvivere.
Infine, un ingrandimento di una profonda ferita alla nuca: la causa del decesso. Poveretta, era già morta dopo il primo pugno, che l’aveva scaraventata a terra, come un oggetto ormai inutile. Chissà per quanto aveva continuato a colpirà l’assassino, ancora e ancora.

Claire Kesserlin, 28 anni, professione commessa. Una vita non ancora vissuta.

Capo, io vado via. A domani.” Disse Mike, il nuovo arrivato.
Me ne vado anche io.” Risposi, chiudendo il fascicolo.

Scesi le scale e passai davanti alle celle di sicurezza. Eccolo lì, il mio prigioniero. Se ne stava seduto rannicchiato in un angolo, mangiandosi le unghie.
Mi sorpresi ad accarezzare l’arma, e per un attimo balenarono nella mia mente idee indegne di un ufficiale di polizia.
D’un tratto, l’uomo mi guardò; aveva le lacrime agli occhi e il viso completamente stralunato.
Si avvicinò a me e, quasi sussurrando, mi disse: “Perché nessuno mi ama, Capitano?

Uscii da lì, la notte era già una selva di rumori. Era un pentolone nel quale ribolliva il peggio di questa città, nel quale venivano a galla grumi di sangue e grovigli di problemi irrisolti, scontrandosi nella superficie bollente di quel marcio mescolone di anime, e tornando poi a giacere sul fondo, in un moto periodico e inesauribile.
Era l’ora di andarmene a casa adesso. Una pizza e un po’ di TV, prima di rannicchiarmi in fondo alla mia stanza, circondato da un buio senza stelle. Imperscrutabile come la nostra umanità corrotta.
Infine un sonno agitato e senza sogni, in attesa di un’alba luminosa che adesso non riesco proprio a immaginare, ma che prima o poi dovrà pur arrivare.

4 pensieri riguardo “Ti penso sempre

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