Solo l’amore conta

Vecchi documenti ingialliti, frammenti sopravvissuti agli assalti del tempo. Tutta una vita. Li osservo, sparsi davanti a me, come se cercassi qualcosa. Li separo, dando loro un ordine, un senso. Da un mucchietto prendo un foglio: è una lettera che mio nonno scisse a mia nonna quando erano fidanzati. Scrittura curata, lettere che si susseguono eleganti, leggermente inclinate, tracciate con segni precisi.

Mi siedo e con calma comincio a leggere, perdendomi in un mondo che non esiste più. Sono trascorsi sessant’anni, eppure sembra d’un altro secolo. Il tempo cambia tutto: i modi, le idee, persino le espressioni linguistiche si trasformano continuamente, inesorabilmente. Come il letto di un fiume.

Mi specchio nella foto di mio nonno: lui giovane, io ormai più vecchio di quanto fosse lui in quel momento. Non ha l’immagine austera che le sue lettere farebbero pensare. Le rileggo, scavando tra quei modi cortesi, tra quelle idee non più alla moda, e finalmente le vedo: le emozioni, i sogni, le paure, le ansie, le gioie di due giovani innamorati.

È il fiume che continua a scorrere, come sempre ha fatto, come sempre farà: cambia l’alveo ma non la sua corsa.

Rimetto tutto a posto, affidando nuovamente alle cure del tempo quel tesoro immenso. Immagini di luoghi diversi da se stessi, beni materiali di chi ha ormai trasceso la materia.

Vado a fare due passi, ho bisogno di lasciar scorrere i miei pensieri.

Il sole d’aprile mi travolge. Un breve momento di cecità separa la penombra dell’ingresso da quel mare bianco di fotoni, ricordandomi che sono materia. L’iride si restringe, la retina si ricalibra, dosando coni e bastoncelli, i muscoli della fronte controllano l’apertura delle palpebre. Una frazione di secondo, un meccanismo perfetto, che un giorno inevitabilmente si fermerà. Il vento mi accarezza il viso. Azoto, ossigeno, anidride carbonica: molecole estranee che si scontrano con le mie.

Molecole che un tempo sono state di chissà chi, chissà dove, chissà quando. Suggeriscono al mio cervello sensazioni che hanno unito miliardi di persone attraverso la storia. Siamo materia, ma anche pensiero, emozioni, sogni. Carne e anima.

Passiamo in questa vita senza accorgercene, mentre siamo così concentrati a guardare la punta delle nostre scarpe che non ci accorgiamo dell’immenso paesaggio che abbiamo davanti. Dedichiamo intere vite al piccolo dettaglio che vediamo: ne discutiamo, lottiamo, lavoriamo, ci sacrifichiamo perché tutto il nostro mondo è quello. La punta delle scarpe. Questione di punti di vista. Cos’altro dovrebbe interessarci?

Poi, un giorno, cadiamo nel burrone che è proprio davanti a noi e che non avevamo visto avvicinarsi. Allora alziamo lo sguardo e per un momento riusciamo a intravedere quanto fosse immenso e magnifico il paesaggio che non avevamo mai notato. E ci rendiamo conto di tutto ciò che abbiamo perso: il percorso. La vita.

Credo che ogni tanto dovremmo tutti fermarci e far finta che sia il nostro ultimo giorno. L’ultimo passo prima del burrone. Dovremmo giraci e guardare la strada che abbiamo fatto fino a quel momento. Come l’abbiamo percorsa? Abbiamo camminato a caso, guardandoci la punta delle scarpe o abbiamo scelto la direzione? Abbiamo spintonato gli altri o li abbiamo aiutati a superare i punti più difficili? Che ricordo lasceremo in chi ancora è in cammino?

Le cose che oggi ci sembrano le priorità torneranno così alla loro vera dimensione: dettagli. I tuoi beni, i tuoi studi, le tue esperienze, perfino le tue idee. Cosa importerà quando sarai a un passo da burrone? Tutto sarà superato, dimenticato, obsoleto. Immagina di rivedere il filmino delle vacanze di quando eri piccolo: vestiti, oggetti, auto, località, cibo. Quante di quelle cosa che erano per te meraviglie, adesso, dopo pochi anni, ti fanno ridere!

E nel corso della storia, quante persone sono morte per idee che non esistono più? Quanti hanno dedicato la vita ad attività oggi estinte? A seguire sogni ormai sorpassati? Quanti hanno lottato per avere oggetti che oggi nessuno vorrebbe più?

La verità è che niente ha davvero importanza perché tutto è transitorio. Conta solo ciò che resta, ciò che sopravvive alla morte, che trascende questo mondo effimero. Conta la nostra parte spirituale. Quando il nostro passo scivolerà nel burrone l’unica cosa che davvero sopravviverà a noi e che mai sarà corrosa o degradata è l’amore. L’amore rimarrà nella memoria di chi ancora sta compiendo il suo viaggio terreno.

Mio nonno ha avuto una vita lunga e ricca di esperienze. Ha fatto molte cose straordinarie, aveva molte idee, molte doti, molte qualità. Sono cose che non contano più niente, perché ormai sono passate, e la storia piano piano ne sbiadirà la memoria, come le vecchie foto. E quando penso a lui, sempre meno penserò a queste cose, ma sempre più ricorderò l’amore che mi ha dato e che io ho dato a lui. Solo questo rimane, solo questo conta.

Solo l’amore conta.

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