Inshallah

Era una calda giornata di primavera, di quelle che fanno ribollire le strade a mezzogiorno e riempono il vento di profumo di fiori. La campanella suonò e le maestre ci fecero mettere in fila, ordinatamente, a due a due: prima le femmine e poi i maschi.

Scesi per le ampie scale della scuola, dove confluivano dai vari piani torrenti di bambini. Giornalmente, generazione dopo generazione. Finalmente il cortile ombroso di pini e, al di là del cancello, mio nonno ad aspettare.

Era vestito elegantemente, con abiti spessi di gusto antico, e scarpe in cuoio nero. Ero felice fosse venuto lui: saremmo andati a casa sua dove mia nonna era sicuramente dietro ai fornelli, gestendo con maestria e risoluta dolcezza, pentole e pentolini sbuffanti d’aromi.

Mi salutò sorridendo, mi baciò con affetto, e cominciammo a camminare verso casa, tra gli oleandri in fiore di una Viareggio quasi estiva.

“Nonno, anche domani verrai a prendermi te?”

“Sì, si Deus cheret”.

Rispose, come tante altre volte, con la lingua nativa, il sardo, come a sottolineare l’intimità di quell’espressione. “Se Dio vuole

Non mi era del tutto chiaro perché mio nonno fosse solito terminare le frasi future con questa espressione. Le spiegazioni che mi dava quando chiedevo non mi convincevano del tutto: “perché non possiamo conoscere il nostro futuro, possiamo solo affidarci a Dio”.

Non possiamo conoscere il nostro futuro… Possiamo solo sperare… Possiamo solo affidarci…

Solamente molti anni dopo mi sono reso conto di quale immensa saggezza questa piccola frase racchiuda.

Perché prima o poi arriva sempre il momento in cui la vita te lo sbatte in faccia senza troppi complimenti il concetto di impossibilità del controllo, e se dopo riesci raccontarlo, puoi ritenerti fortunato.

La nostra esistenza è fragile e caduca e anche le nostre più semplici azioni quotidiane debbono confrontarsi con infiniti scenari possibili, governati da miriadi di variabili sulle quali non abbiamo alcun tipo di influenza e delle quali, spesso, ignoriamo persino l’esistenza. Piccoli granelli di sabbia in un universo buio e freddo, che si distende nel vuoto infinito, incurante di noi.

La nostra parte razionale in fondo lo sa, ma è un pensiero molto duro da affrontare. E infatti la nostra parte emotiva rifiuta questa rappresentazione con tutte le sue forze, finché la vita non la costringe a prenderla in considerazione.

Chi crede in Dio, comunque lo si chiami, comprende che, sebbene la nostra condizione sia simile a quella di pulviscolo disperso nello spazio interstellare, tutto ciò ha un senso e non è solo dettato da caos fine a sé stesso. Riesce ad accettare più facilmente il nostro status di “foglie sugli alberi d’autunno”.

Dire “Se Dio vuole” significa prima di tutto ammettere che il futuro non dipende solamente da noi, e in secondo luogo affidarsi con ottimismo a Dio, che invece tutto può.

Inshallah. Così dicono i musulmani. Né più né meno del nostro “se Dio vuole”, ma comodamente condensato in un’unica parola.
Mi piace molto: la trovo una parola bellissima, di grande forza e musicalità.

Quest’anno visiterò la Mecca, Inshallah”. “Quest’anno pare che ci sarà un buon raccolto, Inshallah”.

Non è rassegnazione, non è arrendersi agli eventi. È consapevolezza. Ricorda a noi stessi i nostri limiti, la nostra fragile e limitata natura. Predisponendoci così a non dare le cose per scontato, ma ad accettare tutto come un dono.

È una potente terapia psicologica, perché il non accettare l’incertezza del futuro è la fonte di quasi tutti i nostri problemi: dalla bassa autostima alla gelosia, dall’ansia all’autosabotaggio. Ma l’incertezza è l’essenza dell’universo. E questa è la portata filosofica secolare del Principio di Indeterminazione di Heisemberg, che demolì il mondo deterministico e positivistico dell’Ottocento newtoniano, dando fondamenta fluide a quello quantistico.

L’incertezza è tutta intorno a noi e non possiamo sfuggirle. Prima lo capiamo e prima saremo liberi. E, sorprendentemente, prima saremo pronti per affrontare il futuro con ottimismo. Se Dio vuole.

3 pensieri riguardo “Inshallah

  1. Un concetto semplice ma profondo, che tutti dovremmo riuscire ad elaborare per dare le giuste priorità alle cose.
    Bello anche il racconto, che mi ha riportato alla mia infanzia.

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