Il mondo può attendere

L’odore del caffè e il borbottio della moka riempivano la stanza, l’avvolgevano come un abbraccio rassicurante.

Era questo un momento sacro, il culmine della celebrazione del proprio io, un sacrificio alla propria individualità. “Chi mai potrebbe prepararmi un caffè come me lo preparo io, con lo stesso zelo, con la stessa cura?” [1]

Il mondo era fuori dalla stanza: avrebbe atteso il tempo necessario.
Nessun traffico o insegna luminosa o scadenza inderogabile, solo lui e ‘na tazzulella e’ cafè [2].

Cristiano si godeva il piacere dell’attesa e respirava a fondo quell’atmosfera carica di emozioni. La mente era sgombra da ogni peso.

Ah, che bellu ccafè! [3] Una rivendicazione di tempo per se stessi. Voglio solo sensazioni, solo sentimenti, e una tazzina di caffè… [4]

Cristiano si alzò dalla poltrona, verificò che il caffè avesse finito di passare e spense il fuoco. Aprì il coperchio della caffettiera, schiudendo l’aroma caldo e intenso di in un momento di gioia sublime. Aprì la credenza e ne estrasse una tazzina, un piattino, un cucchiaino e lo zucchero. Li posò sul tavolo quasi con reverenza.

È questo un rituale ricorrente in ogni tempo e in ogni luogo: dalla pipa dei Nativi Americani alla Cerimonia del Tè che un buon samurai doveva saper padroneggiare. Un piacere psicologico che assurge talvolta ad atto di valore morale: “Per gli occhi c’è la composizione dei fiori; per le orecchie il suono lieve dell’acqua calda; per il naso c’è il profumo dell’incenso; per la bocca c’è il gusto del tè; per il tatto c’è la corretta forma della cerimonia. Quando tutti i cinque sensi sono ripuliti, anche la mente è purificata. In questo modo tutto il corpo viene rigenerato.” [5] Non sorprende quindi sapere che in certe culture al caffè si attribuisce addirittura il potere di rivelare i segreti del nostro futuro tramite le forme del suo fondo.

Cristiano versava lentamente il caffè fumante, quando venne disturbato da una messaggio al cellulare.
Ci vediamo in settimana? Magari ci prendiamo un caffè
Volentieri! Sentiamoci più tardi

Un altro caffè, questa volta da condividere.
Quanti amori sono nati davanti a una tazzina di caffè, sorseggiata tra sguardi sfuggenti e cuori in subbuglio!
Quante amicizie hanno trovato nel caffè la funzione del muretto dove ci si trovava da piccoli! Un’ovvia e rassicurante certezza!

Cristiano sorseggiava finalmente il suo caffè. Il profumo, il sapore, il calore: tutto era perfetto.

A breve sarebbe stato sommerso dai problemi e dagli affanni di un mondo frettoloso e stressante. Ma tutto questo poteva attendere.

Il mondo era in pausa per un po’. Solo qualche minuto, giusto il tempo di un caffè.

[1] Eduardo De Filippo, Questi Fantasmi!, 1945
[2] Pino Daniele, ‘Na tazzulella e’ cafè, 1977
[3] Fabrizio De André, Don Raffaè, 1990
[4] Brunori Sas, Canzone contro la paura, 2017
[5] Yamamoto Tsunetomo, Hagakure, XVII sec.

RACCONTO VINCITORE DEL CONCORSO “RACCONTI A TAVOLA” 2018

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