La forma delle nuvole

Era come se la mano che lui gli aveva sfiorato poco prima gli bruciasse, e da lì il bruciore si propagasse fino al cuore e alla mente. Un dolce bruciore, erotico e intenso.

Questa sensazione lo faceva sentire profondamente a disagio. Era come se il profondo delle sue sensazioni fosse sventrato al di fuori del suo corpo, esposto in tutta la sua inconfessabile stranezza.

Michele era un maschio! Come poteva lui, Alberto, maschio a sua volta, provare una simile sensazione?

Eppure non era la prima volta che il suo cuore batteva forte per un altro ragazzo. Ma stavolta quei pensieri, come fantasmi che si materializzano, avevano assunto una forma più definita e minacciosa, e tenerli a bada era un compito sempre più pesante. Chi poteva proteggerlo da ciò che voleva?

Quando era insieme a Michele il suo cuore impazziva. Scherzavano, ridevano, si cercavano. C’era qualcosa di diverso in quell’amicizia, qualcosa di sbagliato. Gli altri maschi sembravano agire in modo così simile eppure così distante dal loro. Sembravano più maschi, più spavaldi, più decisi. Erano forse meno inclini alla riflessione, meno esposti alle tante insicurezze e dubbi della vita. Ed erano fissati con le femmine, che pure non riuscivano a capire.

Alberto invece si trovava assai meglio con loro, legava subito e capiva i loro pensieri pieni di ansie, così vicini ai suoi. Ma non provava per nessuna di loro quel batticuore che invece sentiva quando era insieme a Michele.

Ma perché? Perché proprio a lui doveva capitare questa sciagura? Perché non poteva essere normale, come tutti gli altri? Come avrebbe mai potuto dire ai suoi genitori che gli piacevano i maschi? Il solo pensiero lo faceva star male, lo faceva fuggire da se stesso. Per non parlare dei nonni e dei cugini. Per non parlare degli amici!

Non sarebbero più stati amici, naturalmente. Non come prima… chi vuol essere amico di un frocio? Chi avrebbe voluto farsi vedere in giro con lui, con il rischio di essere scambiato per finocchio?

Calma… forse non era vero… forse era solo un momento… La mente umana, si sa, è strana e segue spesso vie tortuose. Si annoda su se stessa e porta a far cose che in altre condizioni non si farebbero mai.

Eppure quando Catia l’aveva baciato non aveva provato ciò che avrebbe dovuto, ciò che avrebbe voluto. E anche quando si era forzato a cedere ai desideri di lei e si era spogliato e comportato come un uomo deve, non ne aveva avuto niente di positivo.

Gli pareva piuttosto di vedere se stesso come dall’esterno. Era una scena forzata, sgradevole, falsa. Lui sopra di lei… lui dentro di lei, ma solo con il corpo, mentre la mente era lontana e apatica. Gli occhi pesanti di lacrime inespresse, un brivido di ansia dietro il collo. L’orgasmo era stato come un esercizio nell’ora di ginnastica: e il piacere fisico non era servito a dare significato a quell’atto meccanico.

Non aveva più voluto vederla e a mala pena la salutava. Non affrontarla era forse l’estrema speranza di cancellare il suo segreto semplicemente negandolo.

Non aveva invece ancora osato provare a baciare Michele: troppo rischioso. Non avrebbe mai potuto reggere il peso della sua reazione. Eppure se l’era immaginato tante volte, l’aveva sognato spesso di baciare quelle labbra sottili, accarezzando la sua barba scura, così virile.

L’idea lo faceva sentire come una città a lungo assediata e infine vinta. Sconfitta eppure libera dalla guerra, aperta a un futuro nuovo e diverso. Avrebbe mai trovato tanto coraggio? E se lui l’avesse respinto?

Un nodo gli stringeva la gola, come avrebbe risolto l’enigma di un cuore diventato all’improvviso estraneo?

Alberto fissava le nuvole che leggere cambiavano forma mentre attraversavano il cielo. Così inafferrabili, così vicine.

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