Lucca è magica

Lucca è stata una vera scoperta! Infatti, pur conoscendola da sempre, ho cominciato a capirla davvero da quando ho iniziato ad abitarci, circa un anno fa. E lì, mi sono innamorato.

Non avrei mai creduto che questa piccola città potesse darmi tante emozioni, eppure ogni suo vicolo, ogni corte e piazzetta, ogni muro scrostato dal tempo riesce a trasmettermi qualcosa. E non mi sembra di esagerare dicendo che una passeggiata in centro è un’esperienza da inserire in una di quelle liste di cose da provare prima di morire.

Per eliminare ogni sospetto di campanilismo da parte mia, vi confesso fin da subito che sono viareggino. Ai più sembrerà un’informazione di secondaria importanza, ma il lettore che conosce la Toscana sa che Lucca e Viareggio sono come cane e gatto: la classica rivalità regionale tra città, paesi, e persino rioni, assume qui una forza particolare.

Attualmente abito a Ponte a Moriano, scalcinato sobborgo a circa nove chilometri dalla città. Un vecchio paese di campagna ormai inglobato nella cintura urbana, dove famiglie di immigrati, attratte dalle fabbriche dell’operosa Piana di Lucca, stanno via via sostituendo l’antica popolazione di contadini e cacciatori. Addormentato lungo le rive del fiume Serchio, in fondo all’immenso polmone urbano del Parco Fluviale, questo angolo remoto di provincia italiana è un esempio di integrazione che mi fa ben sperare per il futuro.

Da qui arrivo in pochi minuti sotto le possenti mura rinascimentali del centro storico. Il contrasto tra il rosso scuro dei mattoni antichi e il verde intenso del grande prato che li precede crea un’immagine vibrante. Lucca è timida, nascosta dalle mura come una donna avvolta in una lunga giacca invernale.

Attraverso il mare verde che mi separa dalla città vecchia, “Lucca drento” [1], mentre le mura si fanno via via più alte davanti a me, e un senso di calma mi pervade. Dall’alto dei baluardi un esercito di alberi ombrosi osserva il mio ingresso in città.

Piazzale Verdi mi accoglie con le sue due facce, che non sono altro che il perfetto riassunto della sua anima: da una parte la città, con il parcheggio congestionato e gli autobus in attesa dei pendolari, dall’altro il paese, con il suo bel giardinetto curato, il monumento ai caduti e le panchine in ferro battuto. Questa sensazione è costante a Lucca: scorci da villaggio di campagna si alternano alla ricchezza urbana dei palazzi nobiliari e delle dimore signorili.

Da sopra porta Elisa la strada dritta e incorniciata da alberi, il via vai delle auto e dei pedoni sono promessa di vita, sono la luna e le stelle incorniciate da alti palazzi nelle calde sere d’estate.

Tutt’altra sensazione mi dà l’ingresso da Porta San Donato: ancora verde, ancora un po’ di campagna. La città può attendere. Solo qualche istante, il tempo di passare il prato dell’ex Cavallerizza e del parco pubblico.

Forse è anche per questo suo peculiare equilibrio che i turisti stranieri amano tanto Lucca, e affollano volentieri i suoi stretti vicoli nelle giornate di primavera. Chissà quali emozioni metteranno in valigia al ritorno da questa piccola magica città.

A me di emozioni Lucca ne dà sempre molte, e sempre riesce a trasmettermi calma. Mi rilassa, mi dà una sensazione di benessere e di qualità della vita. Mi dà il senso delle cose belle, godute, fatte senza fretta, come una volta: quando i ritmi di vita erano più umani. Niente auto, niente traffico, niente fretta. Lucca va scoperta a piedi o in bicicletta, ed è giusto così. Perché lei sa di essere bella e pretende il suo tempo.

Se saprai scoprirla, lei, come un’amante innamorata, ti farà dei regali inaspettati. E così passando nella piccola via San Paolino, stretta tra i passanti, niente prepara all’apertura improvvisa di Piazza San Michele e alla delicata bellezza dei pizzi di marmo della sua grande chiesa. Un dono al visitatore.

Dopo aver ammirato San Michele, quando voglio perdere me stesso attraverso via Buia e mi tuffo nel vortice di vicoli ombrosi ai quali la proverbiale religiosità dei lucchesi volle dare nomi di santi. Mi dirigo verso la torre Guinigi, che mi appare in fondo a via Sant’Andrea come un miraggio. Un’alta torre medievale sormontata da lecci, dicono le guide turistiche. L’Isola che non c’è [3] o il Castello Errante di Howl [4] sarebbero definizioni più appropriate. Dalla cima, sotto i suoi alberi frondosi, si può ammirare tutta la città. Si ha l’impressione di poterla tenere in una mano.

In via San Gregorio mi sorprendo di incontrare una ciminiera di mattoni, dimenticata lì da un’epoca di motori a vapore, baffi arricciati e fede nel progresso. Mi dirigo verso Piazza Anfiteatro, indubbiamente il luogo più iconico di Lucca, da gustare quando i turisti non lo accalcano eccessivamente. Anche questa sorprendente piazza ellittica è nascosta e si svela all’improvviso entrando da una delle sue porte, abbracciandomi come una madre premurosa. E’ incredibile pensare che questo luogo fu l’anfiteatro romano, su cui i lucchesi costruirono mantenendo la forma ma non la sostanza.

Lasciato l’anfiteatro, arrivo in via del Fosso passando prima dalla chiassosa Via Fillungo, una stretta strada che si è ritrovata a essere il corso del passeggio domenicale, e poi da via della Zecca. Via del Fosso è indubbiamente tra i posti più caratteristici della città, con il suo corso d’acqua che divide veloce la strada in due parti.

In fondo alla strada, salgo sulle mura e comincio a camminare tra gli alti alberi che le ornano. Un tempo installazione militare creata per difendere l’indipendenza e la ricchezza di Lucca, oggi queste splendide mura alberate lunghe oltre quattro chilometri consentono di vedere dall’alto la città e sono tra i più bei parchi urbani del mondo. Un tempo la chiudevano ai nemici, oggi la schiudono ai visitatori.

Le percorro sempre volentieri, a passeggio o di corsa, respirando ogni singolo centimetro di questa città così carica di storia. Lucca non ha monumenti di fama mondiale: niente Colosseo, niente Torre di Pisa, niente Piazza del Campo. Il turista giapponese difficilmente conosce la bianca Cattedrale di San Martino, con il suo misterioso labirinto medievale, o la splendida San Frediano con il suo mosaico d’oro o l’alta Porta San Gervasio. Eppure tutti questi monumenti cosiddetti secondari danno a Lucca un fascino genuino e diffuso. Lucca è densa di bellezza.

Ormai si è fatto tardi quando arrivo al signorile Caffè delle Mura, e scendo verso via Vittorio Veneto. La sua linea aristocratica mi fa pensare a Piazza Napoleone, al Palazzo Ducale e al Teatro del Giglio, il cuore nobile della città.

Passo da Corso Garibaldi quando ormai il sole, stanco di picchiare sulle teste come un martello, va “alle nanne” [4] e cede il passo alla pallida luna. Le magnolie in fiore accolgono la sera che tinge il cielo di blu, una leggera brezza mi accarezza e tutto sembra essere in equilibrio. Tutto scorre piano, gentilmente, in questa città. Lucca è stata una vera scoperta! Lucca è magica!

 

[1] Lucca dentro [le mura], nome del centro storico in vernacolo lucchese
[2] Ambientazione del personaggio Peter Pan di James Matthew Barrie, 1911
[3] Hayao Miyazaki, 2004
[4] A dormire, in vernacolo lucchese

5 pensieri riguardo “Lucca è magica

  1. Ma che meraviglia! Ho trovato questa dedica speciale per caso e non ho potuto fare a meno di amarla. A Lucca, la splendida, ho vissuto per poco più di due anni, ma mi ha lasciato dentro una vita intera. Grazie per aver condiviso questi pensieri e sappi che c’è qualcuno che ti capisce bene. Complimenti ancora!

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  2. A me Lucca non piace, molto sopravvalutata, come molto è sopravvalutata certa Toscana, mentre vengono tralasciate zone assai più belle, ma meno conosciute e forse è meglio così.

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