La storia della storia

C’era una volta a Djar, un piccolo regno remoto e sperduto, un tiranno temibile e avidissimo.

Gli abitanti di quella terra erano completamente sottomessi a lui, che disponeva a suo piacimento della loro vita e dei loro averi. Le leggi erano spietate: per moltissimi reati, anche piccoli, era prevista la pena di morte e, per volere del re, un suddito poteva essere punito anche senza alcun motivo.
Tutti erano poverissimi, a causa delle tasse esagerate che pretendeva il sovrano, e chi non si poteva permettere di pagarle diventava suo schiavo.

Accanto a questa situazione disperata esisteva però un altro mondo: la corte. La corte, più grande e bella di quanto si possa immaginare, era la ricchissima casa della famiglia reale, della nobiltà e degli alti gradi dell’esercito. Non basterebbero cento pagine per descrivere gli ori, i marmi, le sete, le porcellane, le opere d’arte, i tappeti, il mobilio e tutte le altre inestimabili ricchezze, rubate al popolo, che si trovavano nel palazzo del potere.
Qui il re passava le sue giornate, circondato dalle concubine, dagli ospiti e dagli amici. Qui decideva le guerre, che i poveri avrebbero dovuto combattere per lui. Qui riceveva i soldi dei tributi e inventava nuove imposte. Qui era il suo mondo e non ne usciva mai, se non per andare, accompagnato dalle guardie, nel cortile grande come una cittadella.

Tra gli abitanti del regno il malcontento era altissimo, ma nessuno osava protestare: tutti avevano paura.

Però si sa che ogni cosa ha un limite, anche la pazienza e che, tira tira, la corda si spezza.

Un giorno il tiranno, accecato dalla corsa alla ricchezza e al potere, commise il più grande errore della sua vita: dichiarare guerra ad un regno vicino sottovalutandone la potenza. I primi attacchi colsero i nemici di sorpresa, e furono vinti senza grandi difficoltà. Ma quando schierarono la loro formidabile cavalleria, cominciarono le sconfitte e fu presto chiaro che la guerra sarebbe stata dura.

La situazione nel reame intanto si fece più grave: con gli uomini impegnati in guerra, nessuno curava i campi e il costo della vita divenne troppo alto anche per i più ricchi. Non c’erano più soldati a sufficienza per sorvegliare le strade e i disertori diventati predoni compivano scorrerie indisturbati. Nelle piazze infine cresceva la protesta contro la guerra: mogli, figli e genitori dei soldati che combattevano e morivano al fronte reclamavano a gran voce la pace.

In risposta il sovrano ordinò il coprifuoco e aumentò il numero delle condanne a morte.

La guerra dopo due anni non accennava a finire e nel reame si erano formate bande armate di disertori che combattevano contro la corona. Nonostante la dura repressione, incontravano l’appoggio del popolo e di giorno in giorno il loro numero cresceva. Cominciarono ad ottenere successi significativi e un giorno, mentre la guerra volgeva ormai al peggio, i ribelli si ritirarono tutti insieme sulla sacra montagna del Kalajar in vista dello scontro finale.

Durante la notte attaccarono la corte, e gran parte delle guardie reali si unirono a loro. L’alba lucente di un bel giorno d’estate fu salutata dal grido di vittoria. Quel fiume di disertori, vecchi, giovani, ragazzi e donne era entrato in poco tempo nella roccaforte inespugnabile. Un esercito sgangherato e mal equipaggiato, ma mosso dalla sete di libertà e con l’immensa forza della rabbia.

Alla notizia della caduta del re, ogni villaggio insorse cacciando le poche guardie rimaste. I soldati abbandonarono il fronte e gli accampamenti. Tutto il reame era liberato.
Una volta firmato il trattato di pace fu costituita una repubblica. Il capo dei ribelli, un giovane disertore forte e geniale, fu nominato presidente per acclamazione del popolo.

Qualche tempo dopo, il presidente si fece proclamare re e attribuire poteri speciali per risolvere più velocemente i problemi causati dalla lunga guerra.
A poco a poco tutto fu sistemato ma il re non rinunciò a quei poteri, acquisendone anzi sempre di più. Mano a mano che il regno acquisiva forza, cominciò a dichiarare guerra e a conquistare tutti i regni circostanti facendo di Djar il più grande paese mai esistito… eppure cominciava a crescere il malcontento per i comportamenti sempre più tirannici del nuovo re… le leggi divennero spietate, le tasse esagerate, ma questa è un’alta storia…

C’era una volta a Djar, il più grande regno del mondo, un re tiranno, terribile e avidissimo…

* RACCONTO PARTECIPANTE AL PREMIO LETTERARIO NAZIONALE PER FAVOLE INEDITE “LA FABBRICA DELLE NUVOLE” 1999 – SEZIONE RAGAZZI

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