L’ultima fermata

Bzz! Bzz!” Il telefono vibrò, a interrompere il rumore ripetitivo del treno. L’uomo, che fino a quel momento aveva guardato dal finestrino, sembrò come ridestarsi dai suoi pensieri. Lo prese, inserì il codice di sblocco e guardò lo schermo. Era una chat da “mamma”. Inserì la chiave di decriptaggio e la stringa di numeri si trasformò in un messaggio di testo. “I fiori sono sbocciati! Ad Amburgo tutti li vogliono ammirare!”. Il testo scomparve.

Raggelò. Ansia. La sua copertura era saltata, e qualcuno lo aspettava ad Amburgo per ucciderlo. Cercò di mantenere la calma: dalla centrale gli avrebbero inviato istruzioni. Non era la prima volta che qualcosa andava storto e non era nuovo alle situazioni ad alto rischio. Adesso gli serviva solo una exit strategy e una buona copertura per la fuga. “Mi piacerebbe stare con degli amici ad Amburgo. Mi fermerò poco.” Si assicurò di poter agire in sicurezza.

Riprese a guardare dal finestrino. Aveva alle spalle anni di addestramento per circostanze del genere, era armato ed era assistito da una rete di professionisti anch’essi ben addestrati ed equipaggiati. Di cosa avrebbe dovuto preoccuparsi? Eppure questo pensiero non lo tranquillizzava: anche i Russi in fondo avevano gli stessi strumenti. Una partita difficile, ed era la sua testa ad essere in gioco.

Bzz! Bzz!” “La zia sta male, devo accudirla. A dopo.” I Russi avevano provato a forzare la loro linea di comunicazione primaria, “la zia”. La chat room non era più del tutto sicura, forse qualcuno cercava di captare i messaggi cifrati, gli agenti non dovevano comunicare fino a nuovo ordine.

Poco dopo il telefono vibrò ancora. “Bzz! Bzz!” “La zia sta meglio, non era niente di grave. Però non riesco a trovare i tuoi amici”. Questa volta impallidì vistosamente dalla paura. “Sta bene, signore? Vuole un po’ d’acqua?”, chiese la donna che gli sedeva vicino. “No no, grazie… tutto bene… solo che è molto caldo oggi. Dev’essere quello. La ringrazio”. Dov’erano finiti gli agenti di copertura? Perché erano irreperibili? In fondo la risposta la sapeva, ma non poteva accettarla. L’idea balenò nella sua mente: lui era il target primario e i Russi stavano già agendo: lo volevano morto, subito. Perciò avevano già eliminato gli agenti di copertura, per aprirsi la strada. Si sentì stringere il cuore. Come diavolo avevano fatto a individuarli? Scacciò immediatamente quel pensiero: se davvero i Russi fossero stati in grado di identificare ed eliminare i due agenti in così poco tempo, questo avrebbe significato che lui sarebbe stato quasi certamente un uomo morto. Non era possibile. Doveva essere solo un effetto del cyber attacco di poco fa: i loro telefoni dovevano essere andati offline. Presto i tecnici avrebbero risolto il problema.

La stazione di Amburgo era sempre più vicina. Meno di un’ora, poche le fermate intermedie. Non arrivavano notizie dalla centrale, l’attesa era logorante. Doveva fare attenzione a chiunque fosse salito sul treno e ad ogni movimento sospetto. Chiunque sarebbe potuto essere un agente nemico. Non poteva mai abbassare le difese, mai perdere la concentrazione. Paranoia.

Bzz! Bzz!” “I tuoi amici di Amburgo sono entrambi in vacanza. Ne stanno arrivando quattro da Hannover. Le fioriture sono di più di quanto credessi. Ho visto tre turisti in città che le ammiravano.Sgranò gli occhi. Tre killer a braccarlo. I due agenti che avrebbero dovuto coprirlo, entrambi morti. Altri quattro agenti stavano partendo da Hannover, ma il tempo stringeva, e forse non sarebbero arrivati in tempo. Davvero una brutta situazione. Tutto sembrò fermarsi intorno a lui, restò per un istante come rinchiuso sotto la campana di vetro dei suoi pensieri, isolato dal resto del mondo.

L’esatta consapevolezza del rischio che stava correndo l’aveva investito come un pugno in pieno viso. Conosceva le regole di quel gioco: o lui o loro. Sudava freddo. Nei mesi in cui era stato un falso informatore russo, aveva rischiato la vita ogni giorno. Eppure tutto era andato bene ed era finalmente a un passo dal delineare la loro rete di spionaggio in Germania. Come avevano fatto a scoprirlo proprio ora? Qual era stata la sua imprudenza?

Il treno continuava la sua corsa, mancava appena mezz’ora ad Amburgo. Chiunque poteva essere un nemico, chiunque poteva attaccarlo in qualsiasi momento e in qualunque modo. Si sentiva solo e sperso. Il controllore, un passeggero, un addetto alle pulizie: nessuno era escluso dai sospetti. Avrebbero potuto aggredirlo in stazione -una falsa rapina finita male- oppure avvelenarlo mentre mangiava -quindi non avrebbe potuto acquistare cibo e bevande fino all’arrivo in un posto sicuro- oppure avrebbero potuto investirlo in strada ad Amburgo. La sua mente non trovava pace. L’idea della possibilità della morte imminente era un tormento.

Il tempo scorreva, deciso come un treno. La resa dei conti si avvicinava. Non era sicuro usare i taxi, avrebbe dovuto spostarsi a piedi. Non poteva neanche rimanere ad aspettare le coperture in stazione: troppo esposto e troppo affollato. La cosa più sensata da fare era individuare un piccolo locale e aspettare che la zona fosse liberata.

Un quarto d’ora all’arrivo. Ormai c’eravamo: l’appuntamento col destino era imminente. Il cuore batteva forte. Dalla centrale nessuna novità, questa attesa era peggio della fine. Guardava la mappa satellitare sul telefono, perfezionava il suo piano. Sarebbe uscito dal retro della stazione e si sarebbe fermato in un piccolo locale che vendeva panini. A quell’ora non sarebbe stato molto frequentato, lì avrebbe atteso rinforzi e istruzioni. Poteva funzionare, forse ne sarebbe uscito vivo. Adesso aveva una piccola speranza di cavarsela.

Non era pronto a morire, avrebbe combattuto fino alla fine. Sentiva freddo dietro il collo, un’innaturale sensazione di freddo e calore contemporaneamente. Sentiva i muscoli tesi, il respiro veloce, il battito accelerato, una strana, folle sensazione di eccitazione. Controllare i pensieri era difficile, si sentiva impotente, completamente in balia di qualcosa che da solo non poteva combattere. Se solo avesse avuto i suoi colleghi a vigilarlo!

Il treno cominciava a rallentare, attraversando la periferia della città, la stazione era ormai vicinissima. Il viaggio era finito. Aveva la gola secca e una gran sete. Prese il trolley, con le mani tremanti, inserì la combinazione, lo aprì ed estrasse una bottiglietta d’acqua, ancora nuova.
Ne bevve un sorso, gli occhi si appannarono, la testa girò. Capì immediatamente che era finita. La donna seduta vicino a lui si alzò, gli tolse delicatamente la bottiglietta di mano e lo salutò sorridendo, come fosse un vecchio amico. “Dasvidanya, Boris! Dóbrogo putí!”. Buon viaggio. Boris non riuscì a rispondere nè a muoversi, i colori viravano al grigio, la luce si affievoliva. Terrore. Rabbia.

Quindi era lei! Era lei l’agente che aveva il compito di eliminarlo, colei che doveva premere il grilletto. Come aveva fatto? Forse aveva sostituito la bottiglia quando era andato in bagno. Una distrazione fatale, quando ancora credeva di essere al sicuro. Forse addirittura a Düsseldorf, prima che salisse sul treno.

Era sempre stata seduta vicino a lui. Tutto il tempo. Come la morte che ci siede accanto per tutta la vita, accompagnandoci in silenzio e presentandosi solo quando si giunge all’ultima fermata.

Bzz! Bzz!” “Forse anche sul tuo treno ci sono turisti.” La donna ormai era sparita, gli occhi di Boris si chiusero, come in un sonno pesante dopo una lunga giornata impegnativa. Il treno entrava in stazione, mentre una voce registrata annunciava la fermata. L’ultima fermata.

* RACCONTO PARTECIPANTE AL IV PREMIO INTERNAZIONALE LETTERARIO E ARTISTICO “STELLINA” 2017 – SEZIONE NARRATIVA. SELEZIONATO DALLA GIURIA PER LA VOTAZIONE WEB.
* RACCONTO PARTECIPANTE AL “CAMAIORE READING FESTIVAL” I° ED. 2017

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