Specchi

Central Cross non era solo la piazza principale della città, ma il suo cuore. Sia per la posizione centrale, ben espressa dal suo nome, sia perché era l’unico punto della città in cui era possibile incontrare chiunque: tutti, per dovere o per piacere, si trovavano a passare da Central Cross.
Osservando il flusso delle persone dalla vetrina di uno dei tanti pub affacciati sulla piazza si poteva osservare la sintesi dell’umanità. Differenze e unità. Guardando bene forse si sarebbe anche visto quel sottile filo rosso che unisce tutti, quel filo che chiamiamo umanità.

Uno skinhead, un giovane bullo dall’aspetto assai poco raccomandabile stava seduto su una panchina. Testa rasata, naso che raccontava spavaldo le risse affrontate, giacca di pelle, piercing, tatuaggi nazisti. Era solo e pensieroso. Preoccupazione. Quelli come lui difficilmente stanno soli: non è prudente. Chi si dedica all’odio verso il diverso finisce prima o poi per ritrovarsi lui stesso diverso e circondato da chi vuole restituirgli un po’ del suo odio.  Eppure se ne stava lì solo, visibilmente smarrito, a preoccuparsi per la malattia di sua madre. Forse l’unica persona al mondo che, a modo suo, gli aveva dato un po’ di amore e che lui, a modo suo, aveva ricambiato. Se lei fosse morta, si sarebbe ritrovato davvero solo al mondo. Niente che potesse fare, nessuno con cui prendersela.

Poco lontano un ragazzo nero camminava solo pensieroso, lentamente, guardando a terra. Aveva saputo della malattia di sua madre ed era visibilmente smarrito. Preoccupazione. Lei l’aveva cresciuto da sola, lottando ogni giorno contro un mondo troppo crudele. E per difenderlo da quel mondo, infine aveva venduto tutto per mandarlo in Europa. Lui adesso non poteva neppure permettersi di andare a trovarla, un’ultima volta. Si sarebbe ritrovato davvero solo al mondo. Niente che potesse fare, nessuno a cui chiedere aiuto.

In un angolo della piazza si ergeva nella sua semplice maestosità la chiesa di All Saints. Un uomo di fede piangeva silenziosamente scendendo i gradini dell’ingresso. Seguiva una bara in una muta, solenne processione. L’ultimo saluto ad un amico. Sofferenza. La più cupa delle emozioni: il suo cuore sembrava strappato malamente in pezzi da bruti senza riguardo, la gola era secca, gli occhi gonfi bruciavano. Le lacrime erano come lava, un lento, rovente, flusso di dolore. Solo la fede gli dava il coraggio di accettare la situazione, solo sapere il suo amico in un posto migliore. La sofferenza ormai era finita. Ma perché Dio permette tutto ciò? Come è dura in certi momenti, avere fede!

Poco lontano, un uomo del tutto simile al primo eccetto che per la fede osservava la scena. Una scena che normalmente avrebbe guardato con distacco e ironia, ma non questa volta. Anche sul suo volto scendeva una lacrima. Ritornava nella mente il ricordo del tremendo giorno in cui seppellì suo figlio. Una piccola bara, con dentro niente che ormai si potesse più salutare. Molecole complesse, composti di carbonio e azoto, che tornava nell’eterno, primordiale ciclo dell’universo. Il freddo abbraccio della terra, e niente dopo. Sofferenza. Il suo cuore sembrava strappato malamente in pezzi da bruti senza riguardo, la gola era secca, gli occhi gonfi bruciavano. Le lacrime erano come lava, un lento, rovente, flusso di dolore. Come riuscire ad accettare la situazione? La sofferenza ormai era finita, ma a cosa era servita? Qual era il senso di vivere? Come sarebbe bello in certi momenti, che fosse vero che Dio c’è e che non finisce tutto.

Dall’altro lato della piazza c’era il Café de Paris, una caffetteria alla francese, con i tavoli all’aperto, sempre assai frequentata.
Una ragazza bellissima beveva distrattamente un caffè. Pensava a come il suo ultimo uomo fosse diverso da tutti gli altri, da come fosse quello giusto. Fin dall’adolescenza era sempre stata ambitissima dai ragazzi e aveva avuto molte relazioni, ma ad un certo punto tutte avevano deluso o ferito. Aveva creduto che forse non esisteva un uomo giusto per lei, finché non aveva incontrato una persona speciale. Gioia. Lui le dava emozioni che non aveva mai provato prima, non la voleva solo per il bell’aspetto, sembrava capirla davvero. Sembrava amarla davvero. Forse sarebbe stata finalmente felice.

A un altro tavolo, una ragazza bruttina chattava. Fissando il cellulare sorrideva, mentre muoveva velocemente le dita sul touch screen. Lei gli piaceva davvero. Com’era possibile? Nessuno l’aveva mai considerata! Gioia. Com’era bello sentirsi finalmente amata. Lui le dava emozioni che non aveva mai provato prima, non gli importava se il suo aspetto non era quello di una modella, sembrava capirla davvero. Sembrava amarla davvero. Forse sarebbe stata finalmente felice.

Osservando l’affollata piazza di Central Cross si osserva tutta l’umanità. Persone opposte unite dagli stessi sentimenti. Immagini riflesse nel labirinto degli specchi: sempre diverse ma a ben vedere sempre uguali. Differenze e unità. Guardando bene forse si riesce a vedere anche quel sottile filo rosso che unisce tutti, quel filo che chiamiamo umanità.

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