Ode alle crisi

Basta un soffio di vento per spazzare via le nubi e torna a splendere il sole

Invecchiando, la pelle diventa più dura, più ruvida. Il tempo la segna. E la stessa cosa la fa col cuore.

Tutte le esperienze della vita, positive o negative, lasciano qualcosa. Un piccolo segno. Ogni momento vissuto, ogni persona incontrata, ogni risata, ogni pianto. Tutto. E se si vuole, si può anche imparare qualcosa guardando quelle macchie del cuore. Soprattutto da quelle brutte, che hanno fatto più male, perché sono quelle che ci hanno spinto di più a pensare.

E pensando si capisce che tutto è connesso, che eventi lontanissimi possono in realtà avere un legame. Butterfly effect. Ad esempio, se non avessi frequentato un corso di inglese, probabilmente non avrei provato ad andare in barca a vela. Che c’entra, dite voi? Perché un mio compagno di corso era un velista e una volta si organizzò una gita.

Si capisce che ogni cosa ha molti lati, ed è diversa a seconda del lato dal quale la si guarda. Relatività. Quando si viene lasciati, ad esempio, si pensa che non si incontrerà mai più una persona così eccezionale, che non si potrà più ritrovare la felicità perduta. E poi invece quando meno te lo aspetti incontri qualcuno con cui sei felice di nuovo. Magari anche più di prima. Opportunità nelle avversità.

Si capiscono i tanti errori commessi, e come non ripeterli. E poi si capisce anche che gli errori peggiori non sono state le cose che si sono sbagliate, ma quelle non fatte. Le occasioni non colte, le volte in cui non ti sei buttato, in cui sei rimasto fermo o in silenzio, i sorrisi che non hai ricambiato. Volevi partire, ma poi se rimasto fermo in stazione. Passavano i treni e tu non sei voluto salire. Perché?
Allora certe volte staresti ore ed ore a immaginare tutti i possibili scenari, tutti i possibili film sulla tua vita. Sliding doors. Cosa sarebbe successo se…? Risposte che sai di non poter avere, ma che a volte è bello cercare.

Nelle crisi si impara a mettere in discussione il proprio punto di vista, si impara che ognuno è fatto a suo modo e che a volte non ce ne è uno giusto e uno sbagliato. Si impara che bisogna provare a fare qualche chilometro con le scarpe degli altri per capire come camminano. Si impara, paradossalmente, a voler bene alla gente. E a cercare il lato positivo nelle avversità, ad essere ottimisti. È dai momenti di crisi che nascono le cose migliori.

Nelle crisi ci si ferma, ci si mette a sedere e si fa il punto. Si guarda la strada percorsa, si ricordano i compagni di viaggio. Chi si è perso per la via, chi ci ha preceduto e chi ha preso un sentiero diverso. Ci si ricorda delle salite e delle discese, del sole che martellava la testa e del fresco del bosco.
Avevi pensato che fosse la volta buona, la tua occasione. Ti era sembrato di vedere in lontananza i profili dolci e accoglienti della felicità. E poi all’improvviso ti accorgi di avere una nuova macchia sul cuore.

A un certo punto poi ci si rialza e si riparte. Si cerca di guardare al di là della nebbia, dove va la strada. Si riprende il cammino con il cuore che si ha, un po’ più malandato di ieri, un po’ più segnato, ma consapevole che nella nebbia può nascondersi la tua volta buona, finalmente.

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