Riviera

La cabrio rossa divorava la strada, curva dopo curva scendeva verso il mare. Le rocce gialle ai lati, riarse dal sole, erano le uniche testimoni di quella felicità. La voce potente del motore non riusciva a increspare la pace cristallina del mare azzurro e verde che riluceva sotto di loro. Mille schegge d’oro parevano guizzare sulla superficie infinita del mare, piovute da un sole che dominava incontrastato quella costa. La strada sembrava liquida all’orizzonte per il calore della tarda mattinata. Un profumo intenso, che prendeva al cuore. Mare, rosmarini, mirti, ginepri, lentischi, lavande, eriche. Mediterraneo.

Scendendo la montagna a picco sul golfo, sarebbero arrivati presto al mare. Si sarebbero rinfrescati alla cala, tra le anemoni e le poseidonie. Si sarebbero distesi tra gli scogli discreti, baciati dalla brezza salata. Poi sarebbero arrivati al paese proprio mentre il sole si tuffava nel mare, rendendo la sera arancione. Bella vita sulla riviera. Lui le avrebbe messo il pullover sulle spalle, avrebbero bevuto un drink. Il freddo del ghiaccio e il calore dell’alcol, la fresca brezza sulla pelle e la calda fiamma del desiderio nell’anima. Avrebbero cenato cullati dal respiro del mare, poi avrebbero passeggiato. Forse lei si sarebbe tolta i sandali con il tacco, camminando con fare danzante, come una ragazzina felice. Lui, sicuro di sé, le avrebbe stretto i fianchi e si sarebbe perso nel mare azzurrissimo dei suoi occhi. Allora lei avrebbe aspettato l’onda del suo bacio, come la sabbia della battigia.

Tornante dopo tornante, il mare si avvicinava, brillando sempre di più. Lei era un sogno. Il suo vestito leggero svolazzava nella brezza della decapottabile, le grandi lenti dei suoi occhiali da sole luccicavano nella luce del giorno, le sue morbide labbra formavano un sorriso appena accennato, una ciliegia rossa e invitante. I suoi capelli ondeggiavano come il mare del golfo. Come un profumato mare di velluto, color di grano maturo. Era la donna che lui aveva sempre sognato.

Le mani di lui stringevano il volante con presa sicura. Conosceva bene la macchina e sapeva come condurla: con gentilezza, senza strappi, come un cavaliere sul suo destriero. La camicia bianca calzava perfettamente sul suo petto abbronzato. Era l’uomo che lei aveva sempre sognato.

Lui la guardò per un istante. Le sue cosce erano perfette. Nella mente le immagini della sera precedente: le sue mani su quella pelle liscissima, i brividi di lei mentre gli si arrendeva. Pensò che sarebbe successo di nuovo quella sera, il cuore gli batté forte. Desiderio. Fortissimo, istintivo, dolce.

Felicità. Questa era l’unica parola che descriveva adeguatamente questo momento. Tutto era perfetto.

Se lo godevano come se non dovesse finire mai. Come se non avessero mai dovuto tornare alle rispettive case, lui da sua moglie e lei da suo marito. Come se le loro vite infelici non fossero state sospese per un solo week end, ma finalmente cambiate per sempre. Come se il loro coraggio fosse stato abbastanza da farli nuotare, invece che lasciarsi trasportare dall’eterno moto delle onde. Come se

 

RACCONTO PARTECIPANTE AL PREMIO RACCONTI TOSCANI 2018

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