Prospettive

Me ne stavo fermo, seduto in avanti, con i gomiti sulle cosce, osservando quella vecchia fotografia. I miei occhi erano rossi e gonfi, le lacrime scendevano lungo le guance, attraversando la barba disordinata, prima di cadere nella polvere. Era tempo di ripensare alla mia vita. Tra poco ne avrei discusso con Dio.

I raggi del sole primaverile passavano attraverso gli squarci dei muri, come acqua che si insinua nei lembi di una ferita. Un vento leggero alzava la polvere dalle strade e dai mucchi di macerie.

Era una foto della mia ex-moglie e dei miei figli, eravamo felici.
Quando lei mi disse che voleva il divorzio, tutti gli altri problemi mi sembrarono niente. Il mio mondo era sparito, annichilito da un’esplosione nucleare: niente sarebbe più stato come prima.
Le tensioni con colleghi e amici, le spese di casa da tenere sotto controllo, la dieta… che importanza avevano adesso? In quel momento era come se cercassi di vedere casa mia dallo spazio: troppo lontana. Avrei visto solo la bellissima sfera azzurra del mondo. Pacifica, luminosa, imperturbabile. La mia casa si sarebbe persa nella vastità del mondo, come i mie piccoli problemi si perdevano davanti alla terribile immensità dell’imminente divorzio.

La calma surreale di poco fa era già terminata, si sentivano spari in lontananza.

La foto che adesso stringevo tra le mani, mezza bruciacchiata, era quella del viaggio a Parigi. Era già programmato e pagato da prima che mia moglie mi lasciasse, così andai lo stesso, con i bambini. Lei preferì non venire. La vie, c’est Paris! Paris, c’est la vie! Al ritorno da quel viaggio mi sentii male.
Quando mi trovarono quella maledetta macchia nel polmone, tutti gli altri problemi mi sembrarono niente. Il mio mondo era sparito, annichilito da un’esplosione nucleare: niente sarebbe più stato come prima.
La vita che mi sembrava non avere più senso né valore, tornò all’improvviso a starmi a cuore: quella macchia mi fece capire che volevo vivere. Fottuto cancro! Non mi avrebbe avuto facilmente, avrei combattuto fino all’ultimo.

Adesso entrava odore acre di bruciato. Probabilmente avevano dato fuoco ad un altro palazzo. Le vendette si susseguivano una dopo l’altra in questo clima di follia generale. Quando la guerra iniziò, tutti capimmo che sarebbe stata dura, adesso era chiaro che nessuno di noi ne sarebbe sopravvissuto. La gente dava sfogo ai suoi istinti più oscuri.

Osservavo con amore la foto del mio primo figlio, appena nato. Il miracolo della vita, la cosa migliore che avessi fatto in vita mia. Appena tenni in braccio quell’angelo capii che il motivo per il quale ero venuto al mondo era proteggerlo. Adesso era grande: otto anni, ma aveva sempre bisogno di me. Forse più che mai, anche per questo avrei dovuto sconfiggere il cancro.
Quando sentii l’annuncio però, capii che tutto ciò non aveva più importanza. Il mio mondo sarebbe sparito, atomizzato dall’esplosione nucleare: niente sarebbe sopravvissuto.

C’era di nuovo silenzio, ma stavolta era davvero inquietante. Forse stava finalmente arrivando il missile e tutti erano fuggiti a cercare un inutile riparo.

Nel momento in cui fu chiaro che i nostri nemici erano diventati ormai più forti di noi, ci coalizzammo e gli facemmo guerra. Non potevamo permetterci esitazioni, così i nostri attacchi furono orribilmente implacabili. Distruggemmo totalmente il loro paese, le loro città. All’improvviso. Nessuna pietà, nessuna eccezione, milioni di vite evaporate in un inatteso sole nucleare. Ferme per sempre nel loro ultimo attimo: una madre che allattava, un bambino che cadeva di bicicletta, un giovane che firmava un contratto di lavoro, una coppia nel loro primo momento di intimità.
Ma il nemico aveva risorse inaspettate e giurò vendetta. Giurò che ci avrebbe annientato, una volta per tutte, come noi avevamo provato a fare con loro. In un comunicato che suonava triste e cupo in ogni lingua in cui veniva ripetuto, il presidente nemico annunciò di aver dato ordine di usare un’arma segreta. Oscure bombe dal potenziale devastante, talmente potenti che una sola avrebbe eliminato ogni forma di vita da un paese grande come la Francia. Non avrebbe voluto farlo, disse.
Quando udii la nostra condanna, risi. Il cancro aveva perso: non avrebbe mai avuto il tempo di uccidermi.

Aspettavo il missile che tutti temevano, circondato dalle vecchie foto che ero riuscito a salvare dalla casa ormai diroccata. Presto tutto sarebbe diventato una lucente nuvola di atomi. Questa era la nostra prospettiva, adesso. Cosa altro poteva avere importanza? Alla fine, è solo questione di prospettive.

Tutti i problemi, anche quelli che sembravano tragedie insuperabili, adesso erano nulla. Tutto sarebbe cambiato in un istante, come sempre succede nella vita, come sempre era successo.

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