Bauman aveva ragione!

Viviamo nell’epoca dell’”amore liquido”: “un amore diviso tra il desiderio di emozioni e la paura del legame”. Flessibilità è la parola d’ordine, legami deboli la logica conseguenza. Perché l’emozione passa, il sentimento va coltivato. L’ha detto il grande sociologo e filosofo Zygmunt Bauman, mica Paperino! E se non credete a lui, credete per lo meno a me…!

L’altra sera ho incontrato al bar un po’ di vecchi amici che non vedevo da tempo. La cosa bella è che ognuno si era organizzato autonomamente e l’incontro è stato casuale. Erano tutti andati in quel locale accogliente e informale, e sempre un po’ affollato, certi di trovare un momento di relax e la vicinanza di qualche amico. Avevano tutti in comune la fine di una lunga relazione.

Questo incontro da serie televisiva, mi ha insegnato ben tre cose:

  1. Che la vita reale gli va abbondantemente nel culo agli sceneggiatori di Friends, How I met Your Mother, Dawson’s Creek, Scrubs, ecc.
  2. Che Bauman aveva ragione: passare una vita insieme, quello che fino ai tempi dei nostri genitori era la normalità, nella nostra società è un’eccezione.
  3. Che pure il prete aveva ragione: alla fine non è vero che la convivenza aiuterà la vita di coppia (il classico “viviamo un po’ insieme e vediamo come va”). È semmai la giusta impostazione mentale ciò che conta davvero.

Ai giorni nostri questa impostazione non c’è. Il buon Zyg dice: “è la prospettiva dell’invecchiare ad essere ormai fuori moda, identificata con una diminuzione delle possibilità di scelta e con l’assenza di “novità“. Quella “novità” che in una società di consumatori è stata elevata al più alto grado della gerarchia dei valori e considerata la chiave della felicità. Tendiamo a non tollerare la routine, perché fin dall’infanzia siamo stati abituati a rincorrere oggetti “usa e getta“, da rimpiazzare velocemente. Non conosciamo più la gioia delle cose durevoli, frutto dello sforzo e di un lavoro scrupoloso”. In questa situazione “anche un’incomprensione prende la dimensione di una catastrofe seguita dalla tentazione di porre termine alla storia, abbandonare l’oggetto difettoso, cercare soddisfazione da un’altra parte”.

Perché passare una vita insieme significa lavorare duro. Accettare le cose fastidiosissime che l’altro fa quando  invece gli vorresti lanciare dietro non un piatto, ma tutta la lavastoviglie, sopportare le paturnie mentali e la conseguente diarrea verbale dell’altra/o, camminare nell’affollato flusso dei sentimenti stando attento a non dare troppe spallate. L’amore “è affidato alle nostre cure, ha bisogno di un impegno costante, di essere rigenerato, ricreato e resuscitato ogni giorno”.

E chi ne ha voglia? Tutto deve essere bello, deve dare emozioni, deve appagare la propria individualità. Ecco allora che l’amore diventa a tempo, come i nostri tanto agognati contratti di lavoro.

Sicuramente questo consente di aver un buon numero di partner nel corso della vita, cosa indubbiamente appagante per il proprio ego e per le proprie parti basse … ma in questo modo purtroppo alla fine ci si ritrova sempre soli, costantemente al punto di partenza. Si creano molte connessioni, ma nessun vero legame. E si rimane insoddisfatti. Così “la maggior parte delle persone cerca di trovare un equilibrio, quasi sempre invano”.

(In corsivo citazioni di Bauman).

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